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Il viaggio non si è fermato non abbiate timore (o non sentitevi troppo sollevati). Nel frattempo se il percorso vi annoia un po’ potete ascoltare musica varia tramite la radiolina di bordo.

Marlene

Mi fermo, dietro segnalazione, per guardare il panorama de La Stanza di Marlene.

Marlene ha una barra laterale molto singolare, eccone un assaggio:

shopping 2008

* maggio: jeans (€ 44.50), maglia (€ 12,50) e camicia (€ 17,50) Phard, borsa estiva Coccinelle (€ 40) gonna Desigual (€ 31,85) scarpe Bata (€ 19,90) pantalone nero (€ 30) camicetta glicine (€ 10) coprispalle (€ 34)
* aprile: non ho comprato niente
* marzo: ancora niente acquisti
* febbraio: niente acquisti
* gennaio: al via i saldi invernali e la prima cosa che compro è un bel pigiama con gatto alla benetton. in outlet pantaloni e abitino di lana di cui stavolta non dico lo stilista. altro pomeriggio di spese: stavolta torno a casa con camicetta benetton e completino intimo. ancora completino intimo. ultimi acquisti: gonna + maglioncino

Per fortuna è lei stessa che ci spiega il perché di tale stranezza:

Come tutti gli esseri umani di sesso femminile lo shopping è parte integrante della mia vita.
Per questo nella barra laterale del mio blog mantengo traccia dei miei acquisti.
Ma se guardate attentamente noterete che negli ultimi tre mesi non ho comprato nulla. Niente che non potesse essere riconsiderato nella categoria di “genere di prima necessità”.
Un po’ scommessa, un po’ esperimento, la mancanza di shopping ha causato anche vere e proprie crisi di astinenza. Ci sono stati dei giorni in cui per calmarmi sono andata almeno alla COOP a compare bagnoschiuma e crema per il corpo assolutamente superflue.
Ma niente vestiti, scarpe, borse, cinture.
Il primo effetto benefico lo ha ricevuto il mio conto corrente, che ancora non è in attivo ma ci sta andando molto vicino.
E poi mi ha lasciato riflettere sulla sconsideratezza di alcuni miei acquisti. Quante volte avete comprato una gonna solo perché vi piaceva e poi non avendo più trovato niente da metterci sopra l’avete abbandonata, se non addirittura buttata nei cassonetti delle elemosine. A me è capitato spesso. E con le cose più svariate.
La scommessa l’ho vinta. L’esperimento ha funzionato.
Il mio lavoro è stato pagato, e in più ho vinto ben 100 euro da spendere come mi pare.
Finalmente domani shopping. E non in un post qualsiasi. Domani si va al Fidenza Village.

Scrive, fin dall’inizio del 2007, molto di lei, dei suoi sentimenti, della sua vita e riesce a coinvolgerti nella lettura. Come in questo caso:

Ho 19 anni, mi sono appena diplomata e so esattamente cosa voglio fare.

Sono 7 anni che mi preparo a questo momento e ora è arrivato.

E’ stato un attimo, un colpo di fulmine e davanti a me si è spalancata una strada dritta e senza ostacoli facile da percorrere.

Certo, se i miei genitori non avessero deciso di trasferire famiglia e vita qui non sarebbe successo, ma lo hanno fatto succedere, ed io non posso che ubbidire al richiamo del mio destino.

Avevo solo 12 anni, e alla notizia del nostro imminente trasferimento non avevo replicato niente. Non avevo realizzato cosa in realtà significasse. Non avevo preso in considerazione il cambio radicale di abitudini che mi avrebbe atteso a quasi 1000 km da dove ero nata e cresciuta fino al quel momento, e che davo ormai per scontato.

Mai credere che qualcosa è per sempre. Bisognerebbe vivere con la consapevolezza che tutto cambia, che nulla può rimanere immutabile e immutato, e farsene una ragione il più velocemente possibile. E invece io giovane e inesperta mi ero trasformata. Non avevo amici e ho creduto alla mia incapacità di farmene di nuovi. Mi sentivo diversa, mi sentivo osservata e derisa e ho creduto che quella situazione non sarebbe mai potuta cambiare. Ero sola e questo era un dato di fatto che avevo accettato.

L’unico che mi aveva accolto facendomi sentire a casa era stato il paese con le sue stradine piene di storia e la sua aria vecchia ma non stropicciata. Era scoccato il colpo di fulmine. Ma lui la sapeva lunga, di anni ne aveva già più di duemila, aveva visto nascere l’uomo, accamparsi nelle sue grotte in riva al fiume. Lo aveva visto evolversi fino ad arrivare a me, bambina sperduta.

Mi accoglieva nei suoi vicoli ancora lastricati dal selciato romano inondate dal profumo di pane cotto a legna appena sfornato oppure impestato dall’odore di candeggina di un secchio appena svuotato lì, sulle sue vecchie pietre. E quanti pomeriggi sulle gradinate dell’anfiteatro romano a leggere facendo finta di studiare e intanto immaginare il divertimento di chi quelle gradinate le aveva calpestate prima di me. Un giorno mi ha anche regalato una vera moneta antica, facendomi finalmente sorridere. Ma soprattutto quanti abbracci sospesa fra terra e cielo quando mi andavo nascondere nella torre del castello normanno. Nascosta alla vista di tutti dominavo tutta la vallata e li non esisteva solitudine, c’eravamo solo io e lui. Io che ascoltavo mentre lui mi raccontava una favola, una favola vera fatta di cavalieri e dame, gendarmi e guerre, potenti e re.

Così è nata la mia passione per l’arte, la storia e Indiana Jones. Come lui anche io un giorno avrei scoperto dei tesori nascosti e avrei vissuto avventure spettacolari. E lui, quello che era diventato il mio paese, mi diceva che sarebbe stato possibile, perché attraverso di lui avevo conosciuto molto della storia e dell’arte, e le prime scoperte avremmo potuto farle insieme. Lui mi incoraggiava ad inseguire il mio sogno ed eccomi, a 19 anni con in tasca un diploma, eccomi pronta ad intraprendere la seconda parte della mia avventura.

Ma mai credere che qualcosa è per sempre, che nulla cambia. I miei genitori, proprio quelli che hanno fatto si che questa affinità nascesse, hanno deciso di non assecondare più i miei sogni. Io da grande non sarò come Indiana Jones, non sarò archeologa, ma sarò un avvocato.

Ha risposto anche ad alcune domande:

Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?
Fondamentalmente è stato il mio ego. Lui vive di vita propria, si è ricavato un monolocale insonorizzato all’interno del mio io e vi alberga alla faccia nostra (mia e del mio io). La motivazione riguarda il fatto che il mio io da un po’ di tempo a questa parte si è evoluto in una persona adulta, seria, lavoratrice e tranquilla. Il mio ego ha bisogno di esprimersi e visto che l’io lo lega e lo imbavaglia quando vivono di vita sociale, si è creato un alter-ego (marlene) che si esprime in libertà, senza limiti (o quasi).

Il tuo primo post?
Non lo leggerete mai. Il primo blog era nato da una idea di un mio carissimo amico, che mi esortò ormai più di tre anni fa a scrivere del mio lavoro. Facevo la selezionatrice in una agenzia di lavoro temporaneo (quando erano ancora agenzie interinali) e di cose da raccontare dal punto di vista del dietro scrivania erano veramente tante. Oltre ad essere diventato per me meglio del lettino dello psico-terapeuta. Poi alla prime due severe critiche nei miei confronti (ovvero due commenti dei soliti spaccama.oni) ho cancellato tutto. Con sommo dispiacere del mio amico che già stava investendo i soldi a palate che avremmo ricavato dalla pubblicazione del mio primo libro, considerato che ancora oggi si parla poco di quelle agenzie lì. Poi ne avevo aperto un altro, e poi eccomi qui. Il mio primo post in questo terzo blog

Il post di cui ti vergogni di più?
di solito non mi vergogno di quello che scrivo, perché scrivo quello che penso. ma se proprio non si può leggere rimane nelle bozze

Il post di cui sei più fiero?
Sicuramente quello che mi ha fatto vincere l’i-pod e poi questo, o anche questo, e infine uno dei miei primi post (anche se il mio ego mi suggerisce che sono tutti belli)

E tu? come sei diventato blogger?
A questo punto dovrei nominare qualcun’altro per continuare la catena…avendo pochi amichetti nominerei i miei commentatori preferiti: Simo , su610 (che non lo farà mai), e poi Apple, e Lalla

I suoi link:

cose che trovo il tempo di leggere…

Marlene scrive anche qui.

Bene, questa sosta è stata proprio ristoratrice, un saluto a Marlene! (Chissà se ci siamo incontrati qualche volta visto che abitiamo entrambi a Modena…)

 
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Note a piè di pagina di Valeria.

Valeria

Il blog di Valeria ha avuto inizio nell’Aprile del 2007:

E così ecco come si fa un blog..semplice e indolore.
Riempirlo però sarà un altro paio di maniche..per ora mi limito ad osservarlo di sottecchi, un po’ come faceva la famosa volpe con il piccolo principe.

Colonna sonora: The house of the rising sun
umore: possibilista

Valeria gestisce una libreria di San Giovanni in Rotondo:

Ho vissuto un po’ dappertutto…ho cambiato tanti lavori. Ho sperimentato sulla mia pelle cosa vuol dire lavorare nello “scintillante” mondo della comunicazione …e sono scappata a gambe levate appena possibile! Ho scelto di vivere in provincia e di aprire una piccola libreria. Si chiama Fahrenheit.

I suoi compaesani a quanto pare non hanno una grande opinione di questo mestiere:

Girano certe leggende metropolitane sulla libreria e i suoi abitanti (leggete me medesima e il sig.apprendista) incredibili, false, paradossali, irritanti…

Ogni giorno se ne sente una nuova, si passa dal dire che non facciamo niente di niente (abbiamo da gestire il negozio, la mostra in corso, da poco finita la promozione mondadori che ha richiesto tempo e energia, stiamo allacciando contatti con ditte, aziende..ma certo non possiamo e non vogliamo farci promotori di tutta la cultura tout court di san giovanni…dovremmo lavorare 70 ore al giorno e cmq non sono questi i nostri compiti e ci sono tante altre realtà che se ne occupano) al raccontare storie “succulente” sull’apprendista o su di me…o, persino, sull’astronauta (e la sua presenza in libreria)

Vabbè..ridiamoci sopra..san giovanni è anche questo…ma se solo, ogni tanto, la gente accendesse il cervello prima di parlare…

Colonna Sonora: Breath - Midge Ure
Umore: cervellotico

L’8 Aprile scorso del suo blog Valeria scriveva :

Avere un blog è strano.
Razionalmente so che quello che scrivo verrà letto da tutti, ma quando scrivo è un po’ come se scrivessi sul mio diario, solo per me o al massimo per persone di altre città, lontane, che non mi conoscono nella “realtà” e quindi tutto quello che rappresento per loro è al massimo un insieme di bit telematici.
Invece vengo letta da persone di questa città e succedono cose strane.
Per esempio mi è capitato più volte di parlare con qualcuno, magari in libreria, di come la penso su un certo argomento e che mi venga risposto “sì, lo so. l’ho letto sul tuo blog“.
L’effetto è straniante, è come se io fossi due persone: una che respira, si muove, mangia, incontra gente, diciamo la Valeria pubblica, e un’altra invece che si nasconde dietro un monitor e parla di sè. Di solito della gente conosciamo solo il lato “pubblico” (spesso persino tra i famigliari e gli amici), quindi il fatto che di me si sappia anche il lato privato, a volte mi imbarazza.
Succede soprattutto con gli estranei: magari pagano e poi dicono “leggo il tuo blog“. E io li guardo e penso Io non ti conosco, mentre tu conosci me. Non vale :-)
Non voglio chiudere il blog, perché mi piace scrivere e trovo bello il fatto che, a differenza del classico diario, sia interattivo, quindi che possa dialogare con voi. Però, è ripeto, a volte un po’ strano l’effetto. Sopratutto per una persona un po’ timida come me.

Ovviamente non è un vero e proprio diario: spesso mi autocensuro, è ovvio, nella parte più razionale del mio cervello (ebbene sì, un briciolo di razionalità ce l’ho anch’io) ho sempre presente che non posso lasciarmi del tutto andare…esempi? non faccio nomi e cognomi di solito, non racconto confidenze di amici, non scrivo della mia vita amorosa e men che meno di sesso ;-) insomma, cerco di mantenermi su quel sottile crinale che divide il “raccontare di me” dal “raccontare troppo di me”. Ma a volte non è facile e tra l’altro la sensibilità su ciò che è “personale” varia da persona a persona (l’astronauta per esempio ritiene che io racconti troppo di me e si è infastidito soprattutto le poche volte in cui ho accennato a litigi tra di noi).

Poi succedono anche le cose paradossali: qualche giorno fa mio padre mi ha chiesto allarmato “chi è questo astronauta che frequenti di cui ho sentito in giro“. :-D
Da quando glielo ho spiegato (trattasi della stessa persona con cui sto, papà, nientre losche relazioni) ho saputo che anche lui ha cominciato a leggere il mio blog….(e questo tra l’altro è un motivo in più di autocensura :-)

Non so se è lo stesso per gli altri blogger…forse quelli che vivono in grandi città sentono meno questa peculiarità. Comunque sia fa uno strano effetto…

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Come già scritto nelle Regole dei Viaggi si ricorda che questo blog gradisce molto le segnalazioni e/o le autosegnalazioni  (me ne sono già pervenute , continuate così!). Grazie!

Carlo

 Dopo Amaranta altra tappa nei lidi de IlKardone, karletto di tutto di più. il kardone è on-line dal 12 Luglio 2007 con un post dove parla un po’ di se stesso:

la mia vita

E molto semplice…lavoro e famiglia. Mi sembro uno dei tanti automa di questo cacchio di mondo. Forse sono contento di essere così. Ho una famiglia meravigliosa e per cui sarai felice, se necessario,donare la mia vita per loro. Una moglie fantastica e due bambini, maschietto e femminuccia rispettivamente di 10 e 8 anni che se anche in certi momenti vorrei strozzarli gli voglio un bene dell’anima. Al lavoro ci sono alti e bassi che sicuramente in futuro non mancherò di descrivere. Per fortuna che ci sono gli amici di sempre. In primis c’è Michele detto o scapocchione per il modo di portare i suoi “lunghi capelli riccioluti”…oltre ad essere il mio collega di lavoro da sempre posso affermare che è anche un grande amico e per cui gli voglio bene come un fratello se non di più; Santina “a bona bionda” una collega di lavoro e una grande amica molto speciale che io definisco una donna con attributi migliori di certi cosidetti “maschietti”. Vi è poi “O calabres” Vincenzo che quando lui non c’è….. “a ca nun se capisc cchiù nente”: riesce a coordinare tutto e anche per bene sia il suo che il nostro lavoro…e poi…. è uno stimatore di Donnu Pantu al secolo Domenico Piro, uno che diceva “Viviamo in un secolo puttano…poi vi racconterò il resto.

Alla prossima

Il blog però si sa (e chi lo scrive lo sa ancora meglio) per qualcuno è soprattutto condivisione e quando manca il ritorno sotto tutte le forme che questi si possa immaginare i dubbi sorgono spontanei, anche dopo i primi dieci mesi:

Incomincio a chiedermi che senso ha l’esistenza di questo blog; se è proprio necessario che io continui su questa strada o cambi in qualcosa di estremamente diverso. Sono stufo di combattere contro i mulini a vento senza sapere se vengo appoggiato o deriso su quanto scrivo. Non sapere i sentimenti che quel che si scrive possa provocare, è una sensazione strana. Dopo solo quasi un anno, sono incerto se sentirmi deluso, arrabbiato, soddisfatto, contento….., ma in certi momenti mi sento assolutamente non appagato da quello che scrivo e che veramente penso. I miei argomenti sono stati considerati in vari modi tra cui il più terribile è stato la definizione che il mio blog è un composto di mediocrità. Ieri è passato, oggi lo sto vivendo e domani…………………….. boh!

A questo proposito ho chiesto a Carlo (vero nome dell’autore del blog) di chiarire brevemente il senso di quest’ultimo post, la sua cortese risposta è stata:

Ormai dopo circa dieci mesi (che potrebbero essere tanti come pochi), ogni volta che vorrei tirare le somme di quello che scrivo, da una parte sono contento, mentre da un’altra non riesco a capire perchè devo fare ciò! Non è assolutamente sete di protagonismo…anzi, e non pretendo che con quel po’ che scrivo posso cambiare il mondo. E’ un modo “strano” di esserci in mezzo alla gente, a quella grande popolazione che frequenta l’Internet, al stare con quelli che pur non conoscendo e da chissà quale parte ti scrivono, ti visitano e ti commentano consideri amici.

I link de Ilkardone:

Terra e Mare di Carlo

Continua Prossimamente…
(In futuro tornerò ad occuparmi di questo blog)

Eccoci da Amaranta: Scusate Se Sklero!!. E’ tra i pochi blog che ha il coraggio di chiedere espressamente un commento: Eddai, lasciatemi un commentino,uno piccolo piccolo anche un puntino nero, va bene qualsiasi cosa… un commentuccio… . Dal suo profilo si ricava essere una femmina di 17 (!) anni di San Giovanni Rotondo.

Scrive però come una persona con ben altra esperienza di vita:

visto un film recente, INTO THE WILD. parla di un viaggio, e di un viaggiatore, che passa con odio tra i campi di grano, con rancore sul Colorado e si frema con pace in un pulmino abbandonato. è un viaggio filosofico, spirituale, interiore con i luoghi della terra come cornice. con le persone come comparse. pace e perdono come meta.

il punto di partenza della filosofia del viaggiatore è che “la felicità sta intorno a noi, non dobbiamo crcarla nei rapporti interpersonali” , il punto di arrivo è che “la felicità esiste solo se condivisa” .

non c’è bisogno di aggiungere niente a questo.

quando esci dalla campana di vetro di cui tuoi genitori (ok solo i miei) ti circondano sei troppo candida e immacolata per complicarti la vita con contorti ragionamenti. i rapporti interpersonali sono semplici, tu dici A, io capisco A. quando riesci a mantenere questo stato di purezza hai raggiunto il nirvana. io sono diventata grigia, sto provando a sbiancarmi.

ero in quello stato quando ho conosciuto M.

l’ho incontrato ad una riunione di qualcosa in qualche posto, non ricordo niente del nostro primo incontro, non ricordo quasi più niente di quel periodo. ricordo la purezza, la tranquillita, la gioia. ricordo che era tutto nuovo. nessuno era mia madre, nessuno era un insegnante, non c’erano banchi di scuola ma tavoli, non c’erano compagni di classe ma amici, soprattutto non c’erano sedie.

M era un amico, c’era un rapporto così lineare e semplice. pensiero, parola, ascolto. ascolto, pensiero, parola.

all’inizio c’erano più pensieri che parole, poi fiumi di pensieri si trasformavano in fiumi di parole, si univano alle parole e ai pensieri di M e diventavano un inondazione che durava per ore. si parlava di tutto. si parlava di tante cose che non conoscevo e che ho imparato a conoscere così. un giorno M, che tendeva a non avere con me lo stesso semplice rapporto che avevo io con lui, questo perchè la sua campana si era infranta alcuni anni prima della mia, mi dice “il mio problema più grande è che vivo di felicità riflessa” “riflessa come in una pozzanghera?” “riflessa, sono felice se tu lo sei, sono come uno specchio d’acqua, sorrido se tu sorridi, anche se sono perturbato dalle onde della mia vita” “è una bella cosa?!” io lo guardavo perplessa, mi pareva insieme naturale e innaturale essere felici per gli altri, anche se, per come vedevo e vedo ancora le cose, è più semplice essere felice con gli altri. “per me no, non sono capace di essere felice per conto mio, ho bisogno di qualcuno che sia felice al posto mio, vivo di quello che altri hanno già vissuto, vivo di esperienze e felicità usate. non sono capace di averne di mie. so essere lo specchio ma non so come ci si sta davanti.” non ricordo più quello che gli dissi dopo, doveva essere qualcosa di stupido, da quel giorno tra pensieri e parole cotruii una diga. facevo fluire dalla bocca poche gocce dei miei pensieri. avevo paura di essere solo una che si specchia, e non volevo che M si sentisse il mio riflesso.

i giorni in cui non esistevano strani labirinti dentro cui si perdevano i pensieri prima di trovare l’uscita sono passati, sto lavorando per semplificare il percorso. ci sto provando seriamente a tornare bianca.

quello strano discorso di M, uno degli ultimi discorsi fatti con lui prima che la nostra amicizia diventasse troppo complessa per poter essere sinceri,quelle parole me le ricordo, soprattutto mi ricordo del suo desiderio di trovare la felicità non nelle persone e non grazie a loro, era convinto di dover essere felice da solo, come il viaggiatore del film. era convinto che il suo modo di essere felice non fosse normale, forse non era veramente felice, forse temeva che fosse solo un’ illusione.

non sono mai stata d’accordo con lui in merito a questo, per me non si può essere felici da soli, da soli si puo raggiungere il nirvana, ma quella non è felicità. che bello sarebbe rimanere puri e candidi ma vorrebbe dire rimanere distanti dal mondo reale e soprattutto soli. da quando ho respirato l’aria fuori dalla campana e ho iniziato a sporcarmi, non ho mai smesso di essere felice che fosse successo. e non ero sola, c’era, tra gli altri, anche M che credeva di essere uno specchio invece era lì davanti alla pozzanghera insieme a me.

Il blog è su piattaforma Blogger non ha fronzoli, non ha foto, solo testo colorato in base agli umori ed esite dal 6 Ottobre 2005. Amaranta partecipa poi ad un altro blog.

Adesso diamo uno sguardo ai suoi link, tutti di geni…(o quasi):

geni, o quasi

Quando il mare era blu ed il cielo era blu

Raggiunto Conchitasblog: Se non sai le cose salle….ma poi disimparale!!!

Conchita perugina-21enne-studentessa ci tiene già nei sottotitoli a far sapere che le sue foto sono qui. Il suo blog è attivo dal febbraio 2006.

Il suo ultimo post datato 28 Aprile è un piccolo saggio sarcastico:

L’immondizia li salverà

Piccolo saggio sarcastico e assolutamente velleitario sulla definizione dello specifico artistico

Non ci può essere reazione più stupida, si dice , dell’ esclamare davanti ad un’opera concettuale “Questo lo potevo fare anch’io!” così come non basta avere davanti a sé Dora Maar per dipingere un Picasso o Lisa Gherardini che posa per noi per fare la Gioconda.
Non ci si può illudere di cacare in un barattolo per eguagliare Piero Manzoni in “Merda d’artista” o rovesciare un orinatoio per mettersi al livello di Duchamp.
Pacificate l’anima artisti mancati, anche perché queste idee loro le hanno partorite quando voi non ci pensavate affatto!
L’arte che conta esige un certo livello di elevazione sia per essere prodotta che per essere compresa.
L’arte richiede , conoscenza, tecnica, abnegazione e talento.

Territorial pissing: l’opera d’arte è la cartina di tornasole che evidenzia le differenze antropologiche tra gli umani contemporanei , differenze culturali, sociali, di sensibilità.
Il T.P. è l’attegiamento che consente di dimostrare che “Non tutti hanno gli strumenti per…” anche se ultimamente frequentando luoghi eletti come l’Artefiera di Bologna, Roma e Milano , ho capito che per fare chiarezza e quantificare le differenze, il sistema dell’arte si affida ad un metodo a prova di fraintendimenti, il censo e la disponibilità a spendere.

Solo l’esclusività permette a Sotheby’s di quotare una libreria di Godley e Schwan 101.000 € , uno stipo di Garouste e Bonetti 54.000 € e per mantenersi sul modernariato una Lampada di Gaetano pesce 127.000 € , mentre un armadietto di medicinali di Damien Hirst è arrivato a 14 milioni
Per cui il “non tutti hanno gli strumenti per” andrebbe ricollocato nel “Solo alcuni hanno tanti soldi da …”
La sensazione di contatto con una speciale categoria antropologica cioè coloro che sono rassicurati nel loro essere all’interno dei confini del T.P. si è trasformata nella sgradevole percezione dell’esibizione della propria esclusività sociale.
Come ogni banchetto di corte che si rispetti ogni Fiera dell’Arte ospita una percentuale di pubblico che è in grado di apprezzare la “concettosità” delle opere esposte , ma è comunque escluso dalla prospettiva del loro possesso (ad esempio studenti, insegnanti della scuola pubblica…)
In parole povere chi possiede il codice intepretativo ma non la disponibilità economica è comunque escluso dagli angusti spazi del T.P.
Per dimostrare l’importanza del codice interpretativo occorre affidarsi ad un metodo d’analisi scientifico la “Prova cassonetto” per la quale ci vengono in soccorso alcuni fatti di cronaca più o meno recente.

Il metodo della prova cassonetto: ponete un’opera concettuale priva di cornice e piedistallo, e del consueto circondario di esperti e addetti ai lavori , accanto ad un cassonetto, poi osservate il passaggio di un operatore ecologico intento al suo lavoro di pulitura dell’ambiente in cui si trova .

Episodio 1: la “Porta bivalente” di Marcel Duchamp , una porta normale riconvertita in ready made , giaceva in una stanza in attesa di essere esposta alla biennale di Venezia del 1978 , quando un imbianchino passò e decise di dargli una mano di vernice fresca , non dopo un po’ di stucco e una passata di cartavetrata.
Il gesto invece di accrescere il valore dell’opera costò alla biennale ben 133 milioni di allora.

Episodio 2 ; nel 1980 un’opera del padre dell’arte concettuale tedesca Joseph Beuys (una toilette usata e sporca) fu pulita da un addetto che la riteneva non decorosa .
Episodio 3: L’intera mostra di Leo Smith alla Hammersmith Town hall è stata completamente buttata nella spazzatura da alcuni addetti (guastatori di una impresa di traslochi che per un disguido arrivarono con tre giorni d’anticipo) credendo si trattasse di spazzatura .
Episodio 4: il 30 giugno 2004 alla Tate Britain un’opera di Gustav Metzger è stata buttata da una addetta alle pulizie.
I responsabili della galleria poi si sono gettati all’inseguimento del sacchetto ritrovandolo in una discarica (l’opera contestava la concezione del bello comunemente inteso presentandosi come un sacchetto d’immondizia) ormai priva del suo contenuto e dunque svuotata del suo valore compositivo ed artistico-in quel caso nessun restauratore avrebbe mai potuto restituire l’opera al suo aspetto originario- la creazione di Metzger è stata considerata irrimediabilmente perduta.

Pecunia non olet
Il metodo scientifico della prova cassonetto dimostra come l’impreparazione culturale di massa renda impossibile ai soggetti appartenenti alle classi sociali escluse dai confini T.P. di comprendere ed apprezzare il linguaggio alto dell’arte concettuale.
In parole povere la lavoratrice sottopagata della Tate Britain non può riconoscere l’imprimatur autoriale del sacchetto di plastica di Metzger e neanche sentirsi in sintonia con l’elevato tasso di criticità sociale e di contestazione simbolica di cui è portatore di significato ogni suo particolare .
Così come il comune osservatore “plebeo” alla visione della “Merda d’Artista” di Manzoni (vera o presunta che sia) non può che reagire in maniera volgare e scontata.
Il divario culturale tra artista concettuale e pubblico di bassa condizione costituisce un muro invalicabile che rende impossibile ogni tentativo di condivisione di un qualsivoglia codice interpretativo.
L’unico codice che soggetti sociali distinti (Artista Vs Osservatore escluso dal T.P. Oppure Collezionista Vs Operatore Ecologico) possono condividere è quello del denaro.
Infatti l’uomo comune dalla sua prospettiva dal basso si pone delle domande “concettuali” basate su principi economici.

1) Perché l’ingresso all’Arte Fiera costa 18 euro mentre per entrare in discarica non si paga il biglietto?
2) Perché il cittadino deve pagare una tassa comunale per i rifiuti mentre l’artista viene retribuito se lascia i suoi in uno spazio espositivo?

Anche l’unico codice condiviso però esclude il soggetto “plebeo” dall’ingresso nel T.P.
Possiamo affermare dunque che, la vera epifania dell’arte , l’atto che sancisce ufficialmente l’artisticità di un qualsiasi manufatto è il suo pagamento , il momento sacro in cui qualcuno è disposto a spendere una somma più o meno elevata per il suo possesso , al di fuori di questo non vi è arte e neanche il suo godimento.A tutti coloro che stanno al margine del banchetto non rimane che annusare l’odore delle cucine ed attendere che qualche signore benevolo lanci un avanzo d’osso, come la tradizione medievale ricorda

merda

Non sono riuscito a copiare i link che sono elencati e commentati nell’apposita pagina. Tali link sono tutti (tranne uno) verso blog di Spaces.Msn o Spaces.Live nella logica solita dei recinti e degli steccati.

Foto di Ghirigori Baumann

Proseguendo il viaggio abbiamo raggiunto Ghirigori Baumann: Quotidianità (almeno) triglottiche tra Kafka ed Escher. L’autore anonimo ha aperto il suo blog nel Settembre 2007 e di mestiere fa il ricercatore. Dal profilo si ricava che vivrebbe in Barcelona : Afghanistan (non so cosa voglia esattamente dire).

Racconta della Catalogna:

amanida variada (insalata mista)
a) l’impressionante sforzo della regione catalogna di fornire corsi di ogni livello in lingua catalana, di cui i primi tre gratuiti, vengono completamente vanificati dalla società catalana stessa. Nonostante abbia fatto di tutto per non credere al luogo comune della chiusura del catalano medio, in effetti la struttura stessa della società catalana - che nel secondo punto chiarirò - la rende generalmente impermeabile ad una commistione con tutto ciò che catalano non è: sì, insomma, la rende tendente al micronazionalismo. inoltre, l’io catalano si concretizza in un’educazione apparente che si rivela di fatto una tendenza all’esclusione del diverso. esempio concreto: tu mi dici qualcosa in catalano, io non sento bene per un motivo qualunque, e ti chiedo di ripetere, e tu non ripeti ma traduci in castigliano.
questo avviene nella migliore delle ipotesi. nella peggiore, e posso garantirvelo io che lavoro in un istituto in cui la quasi totalità dei dipendenti è catalana, non c’è proprio alcun dialogo; in refettorio (non è una mensa, perchè si consuma solo, ma non si compra nulla), i catalanofoni fanno spesso gruppo a sé, magari perchè si conoscono da una vita, magari però anche no. supponevo che la mia situazione di disagio fosse dovuta a me, e non all’ambiente di lavoro, ma in realtà la stessa situazione la vive una mia conoscente messicana, lorena, alla quale dopo otto mesi di lavoro in uno studio di architettura hanno chiesto come si chiamasse.
sia io che lorena abbiamo un livello di catalano sufficiente a permetterci la comunicazione con gli autoctoni, ma siamo arrivati ad un punto di disillusione tale che, vista l’accoglienza che ci viene riservata, abbiamo deciso o di non parlarlo più, perché non ne vale la pena, o di limitarlo al minimo indispensabile. io ho iniziato parlando in catalano coi miei colleghi, e ora parlo quasi sempre in castigliano. per reazione.
riassumendo: è inutile insegnare il catalano, se il mondo catalanofono ti esclude (o ignorandoti, o parlandoti in castigliano)

b) la struttura della società catalana vede i catalani occupare i posti-chiave nella cultura, nella finanza e nell’amministrazione. ma non c’è molto da stupirsi: sostanzialmente, si può dire che la varietà catalana sia stata mantenuta durante il franchismo dalla borghesia urbana, e non certo dal popolo minuto. questa è un’importante differenza, per esempio, coi dialetti dello stato italiano. la lingua catalana viene quindi spesso identificata con la struttura al potere, cosa che non può che ingenerare un certo fastidio nella fascia monolingue castiglianofona, che occupa spesso gli strati sociali inferiori.

c) un ottimo metodo per distruggere un rapporto, di coppia o di amicizia, è affidarsi alla microsoft. o andare in erasmus in francia. o entrambe le cose.

d) si può suonare un basso anche con un braccio ingessato, ma fa discretamente male.

e) andare d’estate al parc de la ciutadella a leggere è un’impresa titanica. e non per i bonghi, né per il birimbao, che comunque spaccherei entrambi. è come essere adolescenti e cercare di studiare matematica mentre in televisione danno un video di playboy.

Ecco cosa pensa dei suoi connazionali:

aforisma #1

Gli unici italiani orgogliosi di esserlo sono sudamericani.

E sulla religione:

aforisma #4
Il delirio di una persona si chiama follia; il delirio di una moltitudine si chiama religione.

I link o come li chiama lui…
vincles

The Rat Race

Grazie ad una segnalazione mi fermerò un po’ nei lidi di The Rat Race: il blog di Angelo M. Buongiovanni e della sua famiglia. Ha un sottotitolo: is over. Chi fosse interessato a conoscere particolari sull’autore troverà qui il suo curriculum. Il suo primo post data 6 Novembre 2003 ed è scritto su piattaforma Splinder.com.

Il titolo di questo blog viene da una mail di una mia amica, che chiamava cosi’ la corsa senza fiato e senza senso delle cose di tutti i giorni, la nostra vita tra le bollette da pagare e le angosce esistenziali, tra le incazzature per Berlusconi e i figli che crescono, tra le grane sul lavoro e le atrocita’ sentimentali — il tutto senza che mai ne emerga un barlume di senso, senza che si veda una trama al posto del groviglio.

Piu’ o meno e’ quello che mettero’ qui dentro. Senza pretese di dare ordine — e nemmeno coerenza. Anche perche’ — in fondo — il mio primo obiettivo e’ di scoprire come funziona. Il blog, dico. Il resto, la vita — non funziona e basta.

Ah, ovviamente: niente a che fare col film, che pero’ resta una delle cose piu’ buffe — e consolatorie — che ho visto di recente.

Nel gennaio 2004 The Rat Race trasloca su Excite dove resto fino al 9 Dicembre 2004 giorno in cui annuncia il passaggio a WordPress su uno spazio del suo amico Marco. Nella nuova casa il blog continua fino ai giorni nostri. Il 15 Agosto 2007 un post segnala il motivo di due mesi di assenza:

Son quasi due mesi che non scriviamo piu’ su The Rat Race. Non e’ stato il superlavoro — e non sono state le vacanze. Il fatto e’ che in questi due mesi scarsi tutto il nostro mondo e’ cambiato radicalmente — e c’e’ voluto tempo per capire e cercare di abituarci — e per renderci conto se volevamo/potevamo scrivere anche di questo.

A It e’ stato diagnosticato un disturbo generalizzato dello sviluppo — per dirla in maniera piu’ comprensibile una forma di autismo (OK, si dice piu’ correttamente un “disturbo dello spettro autistico” — ma a volte semplificare e’ un modo di umanizzare le parole — e le cose). Per fortuna, il nostro Enrico e’ un bambino affettuoso, a modo suo socievole, allegro, curioso: la malattia non lo ha isolato completamente dal mondo e la mancanza di linguaggio verbale non gli impedisce di comunicare bisogni, stati d’animo, perfino sentimenti. Stare con lui e’ una gioia — oltre che una grande fatica quotidiana.
Ma per garantirgli una vita piena, serena, significativa, autonoma — c’e’ moltissimo lavoro da fare. Dovranno intervenire medici, logopedisti, terapeuti di ogni tipo. Ma soprattutto la sua condizione richiede a noi genitori un’attenzione e una presenza continui — un impegno di ogni momento per aiutarlo a fare conquiste che per un bambino *normale* sono al di sotto dell’ovvio — e che per il nostro Enrico sono difficili quanto indispensabili mattoncini di una futura indipendenza.
Abbiamo gia’ scoperto che la mano pubblica non ha abbastanza risorse e non sa coordinare quelle che ha per dare a bambini come Enrico l’assistenza di cui hanno bisogno. L’autismo e’ una malattia da privilegiati — nel senso che solo i privilegiati (economicamente, socialmente e culturalmente) sono in grado di assicurare ai figli una diagnosi precoce, un accesso adeguato alla conoscenza degli strumenti di cura, le migliori terapie disponibili, il tempo libero necessario per seguirli. Per fortuna siamo nella categoria — ed e’ dura perfino cosi’.
Per noi la corsa dei topi e’ finita. Non abbiamo piu’ tempo di correre dietro al lavoro e a tutto il resto. Stiamo correndo dietro a nostro figlio. Senza fiato — piu’ che mai — e con il cuore in gola. Ma anche — per strano che possa sembrare — con allegria — e con l’entusiasmo che ci viene da lui.
Ci proveremo a raccontarvelo, se ne saremo capaci — e se la corsa ci lascera’ tempo.

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Enrico corre sulla riva del mare delle nostre vacanze — c’e’ la sua energia, il suo entusiasmo per il mondo — e si’, anche il movimento scomposto delle mani e della testa che rivela la sua malattia — ma non meno la sua gioia di vivere. E il fatto che lui corre davanti — e noi dietro. Un po’ come i versi di Mr. Tambourine Man:
Yes, to dance beneath the diamond sky with one hand waving free,
Silhouetted by the sea, circled by the circus sands,
With all memory and fate driven deep beneath the waves,
Let me forget about today until tomorrow.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
I’m not sleepy and there is no place I’m going to.
Hey! Mr. Tambourine Man, play a song for me,
In the jingle jangle morning I’ll come followin’ you.

Per questo ci pare che possa diventare l’immagine migliore del nostro blog — del nostro tentativo di raccontare quel che stiamo vivendo.

P. S. Ci comprenderete se — in questo come negli altri post in cui si parla di nostro figlio — i commenti sono disabilitati. Non cerchiamo attestati di comprensione e d’altro canto spammer e troll non sarebbero sopportabili. Se avete qualcosa di vero e di serio da dirci — o da chiederci — usate l’indirizzo di mail del blog. Grazie.

I link di The Rat Race verso i blog sono numerosi ed articolati:

Continua Prossimamente…
(In futuro tornerò ad occuparmi di questo blog)

 
icon for podpress  Bob Dylan - Mr. Tambourine Man: Play Now | Play in Popup | Download

Il titolo per esteso di questo blog è: Forse il tempo non passa per chi viaggia in direzione ostinata e contraria di Clarisse McClellan*. Così si firma l’autrice del blog nel riquadro “Chi sono“, i post sono firmati invece Elisewin00, mentre il link di Suncesija parla di Marinbella e nei link di Ghirigori Baumann è presente come Marinella. Le premesse sono ottime direi!

In realtà un tentativo di descriversi c’è stato, Clarisse McClellan-Elisewin00-Marinbella scrive infatti: dare una descrizione di me non è facile. Mi conoscerete leggendomi. Almeno spero. Poi scrive di essere pugliese di Bari.

Ha invece le idee chiare su cosa odia e cosa ama:

odi et amo

Odio : la superficialità. l’ipocrisia. la cattiveria. il bigottismo. i “lo dico per il tuo bene”. ingrassare. litigare. chi si finge amico. i miei professori, quasi tutti. la mia classe, quasi tutta. chi non sa mettersi in discussione (in effetti, + di ogni altra cosa). chi non ha mai letto un libro in vita sua. chi critica la mia sete di lettura. chi pensa che il proprio modo di vivere sia il migliore. i tradimenti. il perdere qualcuno o qualcosa. gli allontanamenti. i distacchi. gli addii. le partenze a tempo indefinito. le cose che cambiano. i voti bassi. l’invidia. la gelosia. la mia ansia. la mia fragilità. le lacrime che non riesco mai a controllare
Amo : :Antonio, follementissimamente. Gaia e Valentina. Antonello e Antonella. Mia madre. i miei zii. Suami. Dimagrire. I buoni voti. Scoprirmi forte. Leggere e scrivere. Ascoltare. Parlare. Ridere. Il suono delle risate. la pizza. La notte. L’inverno. Il mare d’inverno. La pioggia.La pioggia.La pioggia
La mia musica : : Einaudi. De Andrè. De Gregori. Wim Mertens. Yann Tiersen. Vinicio Capossela. Cappello a Cilindro. Modena city Ramblers. Radiodervish. Carmen Consoli. Georges Brassens. ecceteraecceteraeccetera
I miei libri :Fahrenheit 451 - ray bradbury. 1984 - Orwell. Oceano mare - Baricco. Paula - Isabelle Allende. L’uomo che guardava passare i treni - Simenon. Il piccolo principe - De saint exupery. Io uccido - Faletti. Post office - Bukowski. Le affinità elettive - Goethe. L’amante di Lady Chatterley - Lawrence. ecceteraecceteraeccetera

In uno degli ultimi post scrive a proposito di se stessa:

E’ da un po’ che non scrivo su questo blog, in effetti sento sempre meno il bisogno di mettermi in piazza.
Ho fatto 19 anni, e per la prima volta nella mia vita sono stata felice di festeggiare il mio compleanno. Una festa riuscita, dei regali azzecatissimi, lacrime di commozione hanno reso questo 30 aprile davvero stupendo.
Ora ho un numero vodafone e non ho più scuse per rendermi latitante (a proboscide: chi lo vuole può contattarmi), ho una Scalla che mi ha stupito come solo chi me l’ha donata sa fare, ho dei regali che mi fanno capire che anche chi mi conosce da poco mi ha inquadrato alla perfezione - e ne sono contenta -.
Ho un ragazzo da 6 mesi e 1 giorno, che è il miglior ragazzo del mondo,e ci tengo a sottolinearlo.

Questi 18 anni si chiudono con un sottofondo di musica dance e dei più svariati cocktail inventati al momento, con una Marinella poco sobria e con degli amici fantastici che vogliono vivere e divertirsi.

L’unico augurio che mi rivolgo è che questi 19 anni possano essere pieni di Passione e di Vita, quella vera e vissuta, perchè tra un anno voglio essere di nuovo qui a tirare le somme e ad essere soddisfatta di come siano trascorsi questi (sempre meno) pochi anni che si accumulano alle mie spalle..

Dunque di ragazza 19enne trattasi! E da due anni tiene un blog…

Il blogroll:

Antonella
Antonello
Domenico
Esther
Ferenczi
Ghirigori Baumann
Gianvito
Grazia
La leica e le altre
Marco
massimo
mie photine
Pino
Pluto
Simona

*Clarisse McClellan è la protagonista femminile di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury.

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Suncesija: “simmetria di una luna di giorno”, di Simona. Che si descrive così: curiosa voyeur(euse) della vita, maldestra, sbadatissima, prolissa, prova non poche difficoltà a tenere il filo di un discorso, a ricordare il finale delle barzellette, a ripescare fili della memoria. INAFFIDABILE. non sa fare calcoli, è affetta da frequenti tachicardie ed ingrassa e dimagrisce a mò di fisarmonica. con lo scirocco diventa dislessica ed inverte anche l’ordine delle parole, con l’inverno va in letargo. peccatrice di gola principalmente per colpa del vino, ascolta musica rétro e che sua madre definisce anteriore alla sua nascita. sale le scale solo due gradini alla volta, cucina bene ma potrebbe applicarsi molto di più, come in tutto ciò che fa per sedurre, d’altronde. bulimica a metà (senza fase vomito ndr), metereopatica cronica, dotata di una buona dose di estro, dipinge per amore. assai critica. quando si innamora passa ore a fissare il nulla e pensa in francese. regala peperoncini e dipinti a chi è parte di lei. pigra, pigra, paresseuse..basta, ripeto, sono prolissa. tenere lontana dalla portata dei bambini, può avere effetti collaterali, leggere attentamente il foglietto illustrativo, non somministrare al di sotto dei 18 anni.

Un suo post:

io me e irene

in piena crisi da giornoprimadell’esame, da sintomi influenzali, da tonsille che mi boicottano e stress psicofisico che nelle ultime due settimane sembra non avermi mai abbandonato, la mia donna ha saputo salvarmi. ieri sera è entrata nella mia stanza con il suo solito fare impetuoso armata di pastiglie per il mal di gola, pomata orientale di palle di tigre, cibo con cui prepararci l’intima cena e strisce depilatorie per ovviare alle mie esigenze estetiche. per lo stesso principio ha tirato fuori un rossetto rosso dalla sua borsa chiedendomi: “posso fare un atto di vandalismo nella tua stanza? sta tranquilla, l’ho fatto anche nella mia”. trenta secondi dopo lo specchio del mio angolo toilette s’era tinto delle parole “mokk’o cazz se mi piaci”. lei sostiene essere un espediente per svegliarsi con un’autostima risollevata.
irene va presa così, in tutta la sua più traboccante spontaneità da pagliaccia.
irene festeggia il suo compleanno a novembre e l’onomastico ad ottobre, come me. irene è alta(?) quanto me e indossa biancheria identica alla mia. è debitrice degli stessi cantautori a cui lo sono io, oltre che agli stessi autori internazionali che mi accompagnano da anni. irene ha un animale di pelo fedele con cui condivide le sue notti, come me. io ed irene abbiamo la stessa frequenza di depilazione. a me e ad irene piacciono le stesse persone e queste stesse persone tavolta ci prendono come un’unica ed indissolubile entità. io ed irene passeremmo ore in cucina a sperimentare ricette e ad abbuffarci dei risultati delle stesse. entrambe impazziamo per il couscous e per la buona cucina tutta. irene beve vino rosso e birra rossa, come..me! il copriletto ikea di irene è lo stesso che io uso a bari. io ed irene portiamo occhiali di simile dubbia serietà. anzi no, i suoi sono arancioni e quindi vince lei. io ed irene amiamo le stesse danze e lo stesso tipo di divertimento. io ed irene siamo ugualmente sfortunate coi maschi ed ugualmente inconciliabili con storie stabili, nonostante le buone intenzioni. irene è innamorata degli amici baresi che sono venuti a trovarmi queste ultime settimane. irene ed io manifestiamo il nostro affetto alla stessa maniera. irene adora i dialetti almeno quanto me e sembra perfettamente preidsposta al barese, nonostante la sua provenienza polentesca. io ed irene siamo state alle stesse manifestazioni nazionali e votiamo (in patria!) lo stesso partito, siamo per cui entrambe spaventate dal ritorno a casa. irene ha la mia stessa passione per l’arte e i miei stessi gusti cinematografici, con qualche variante arabeggiante. anche irene impazzisce per i piccoli piaceri ed anche irene trova nel disegno e nei colori la sua migliore distrazione dallo studio. irene è materna e solidale con le sue consessuali. irene è fantozzianamente imbranata quanto o forse anche più di me :) io ed irene non sopportiamo il 90% degli spagnoli e le loro snervanti lingue. irene ed io abbiamo la stessa voglia di portogallo, marocco, argentina e brasile. e la stessa passione per il mare siciliano.
potrei continuare ancora per ore a rischio di far risuonare l’unanime commento “ma che palle” accompagnato da pernacchie e pugni virtuali, ma mi fermo qui per semplici esigenze spazio-temporali. giusto una piccola riflessione su quanto questi tre mesi abbiano cambiato il mio rapporto con l’amicizia femminile e quanto mi sembri così assurdo conoscere questa sorella mancata (che compensa al meglio la lontananza dalle mie due vere ed original) solo dal giorno del mio arrivo a rennes..comincio dalla mia bella compagna di avventura (e da chi sennò?) ad infoltire l’etichetta ritratti del mio blog.

giusto per dare una conferma della succitata fantozzaggine: foto scattata da una fotocamera tardiva mentre cercavamo di attaccarci in posa, non potendo prevedere la conseguente capocciata. versione successiva e meno avvinazzata.

I link:

La Femme conseille

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Questavita.net è il blog di Jacopo Ottaviani. E questo è il suo blogroll:
Amici

InformAzione

Linguistica

Ricci di Mare

In un suo post Jacopo parla della Mental Detox Week:

Mental Detox Week

“Ti svegli, metti sù il caffè e ti prepari per andare a lavorare. Poi, proprio mentre stai per afferrare al volo il cellulare, ti ricordi che oggi è l’inizio della Mental Detox Week.
Da oggi, e per una settimana, non ti infilerai le cuffie e non ascolterai il tuo iPod. Non starai davanti al tuo computer un minuto più del necessario. Non ti preoccuperai di mail a cui rispondere e non ti connetterai su Facebook o MSN. Ridurrai al minimo il tempo che spendi davanti a, o con, qualsiasi strumento tecnologico.
Di sera magari guarderai il tuo programma preferito per un’oretta, ma poi spegnerai la televisione, farai quattro chiacchiere con chi vive con te, laverai i piatti e leggerai un libro, rilassandoti. Lo farai per cinque giorni e venerdì notte deciderai se sconnetterti completamente, per tutto il weekend.
Per un paio di giorni potrai sentirti come un drogato in crisi d’astinenza: nervoso, agitato e distratto. Ma qualcosa poi cambierà.”

Beh, aderisco anch’io all’iniziativa. Con la TV non avrò grossi problemi, è già spenta da un paio d’anni. Anche il cellulare non mi darà problemi, già lo utilizzo per lo stretto necessario. Per l’iPod, che poi iPod non è, ma è Creative, sarà leggermente più impegnativa, ma nemmeno questo mi mette paura. Sarà come quando viaggio, che rifiuto di isolarmi con le cuffie per ascoltare i rumori dei posti che visito. Faticherò molto più col laptop, che da sempre riesce a risucchiarmi nei suoi vortici di ozio, tunnel a cristalli liquidi, oceani di entropia informativa. Dal quel dì cui fui cablato, gli unici frangenti in cui rimasi sconnesso, furono i giorni in cui ero fisicamente lontano. In viaggio. Altrimenti nessuno scampo, tra blog, email, IM e quaquaraquà. Ne minimizzerò l’uso, almeno per questa settimana. Poi vediamo come va. Ho intenzione di esercitarmi a cazzeggiare in maniera più costruttiva per la mia persona. Ho una marea di libri da leggere in coda.

PS: grazie a Rachele per avermi trascinato in tutto questo. E per la traduzione del testo.

Chiudo con alcuni suoi versi:

Spighe di graminacee
Imbevute di rugiada —
Molotov al vento.

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Proseguiamo il sesto viaggio con Cannella: may your dances be slow dances, by Rachele. Già dal sottotitolo si può intuire che se non si conosce l’inglese con questo blog ci può essere…qualche difficoltà!

Rachele nel suo profilo scrive: i am green, i am cinnamon, i am watermelon. Poi un “mistero” l’account di blogger risulta aperto dal 2001 ma il blog  data dal Settembre 2005 e nel primo post in un commento da parte di negro una frase sibillina: oooohh che bello aspettavo questo momento… mi mancavano i tuoi post, davvero. molto bella la prima foto in cima al photoblog. aggiorno il link…. Quindi un blog esisteva prima di Cannella, quale mai sarà stato?

Ecco il primo post (dell’8 Settembre 2005):

you shall know our velocity

poi in aereo da zurigo a milano ci hanno fatti sedere in posti distanti, e, distanti, abbiamo fissato dall’alto la svizzera e l’italia, e anche la fine della nostra seconda estate insieme.

in cima a un colle a castrocaro mi sono guardata intorno e, ancora una volta, mi sono sentita più a casa che qui.

ma dentro un abbraccio più a casa che mai.

è stato forse il catalogo ikea a rivelare con crudezza che tra qualche settimana la mia vita verrà completamente rivoluzionata.
appoggiato con noncuranza nel cesto della posta mi ha avvertita con la sua copertina ammiccante che era ora.

ho fatto il test d’ingresso insieme a ragazzi di 4 anni più piccoli di me, ho preso la bicicletta di valentina e attraversato forlì alle otto di mattina, poi alla mezza. insieme al manubrio tenevo stretta anche la mia vita, come tenevo stretto lui, ieri sera.

ho paura che sfugga tutto di mano, inevitabilmente.

Ed anche l’ultimo (del 30 Aprile scorso):

i’ve been asleep for a long long time, part 2

the hottest state di ethan hawke si è rivelato un film mediocre, ma vanno salvati l’interpretazione di laura linney (jesse), gli occhioni ormai invecchiati dello stesso ethan e qualche battuta degna di nota.
pillole di saggezza, qualcuno le chiamerebbe.

jesse: and, listen, you’re gonna die, okay? relatively soon, okay? so, that being said, you have nothing to worry about. no matter what happens in this life you have two options, only two options. you can handle things well and be happy, or you can handle them poorly and be miserable. it’s up to you.

io le cose le voglio gestire bene. voi?
mentre pensate cosa scegliere, io vado a roma.

Ed infine i link del blog:

Ma c’è anche dell’altro

Contaminazioni è il blog di Floria alias Lorenza : Ricercare le connessioni, i territori di confine, le affinità e le opposizioni, le risonanze, i richiami, le somiglianze, i riflessi…contaminare linguaggi, ibridare conoscenze e competenze, sperimentare … esprimere.

Floria è un’insegnante di lettere e di se dice: Sono quello che leggo. In questo momento sto leggendo: Richard Dawkins, “Il gene egoista”; Remo Bodei, “Ordo amoris”; Mario Lavagetto, “Eutanasia della critica”; Piero Boitani, “Prima lezione sulla letteratura”. E visto ciò che legge ci sono pochi dubbi sulle sue qualità.

Conosco Floria per una vecchia chiaccherata radiofonica, che per inciso è possibile ascoltare in fondo a questo post, ai tempi di MieTerreRadio (15 Luglio 2004 per la precisione).

Ultimamente dopo un periodo di super lavoro è tornata ad occuparsi del suo blog:

Da oggi torno in pista

Qualche parola un po’ meno ufficiale di quelle che ho pronunciato nel corso delle varie conferenze di “Incontri con il Classico” in veste di padrona di casa e organizzatrice dell’evento. Quest’anno mi sono veramente voluta male, perché ho messo parecchia carne al fuoco, forse troppa: accanto alle conferenze (e c’è sempre qualcosa che non va, tipo il proiettore che non si collega al computer del relatore di turno, o la videocamera che non si accende, o il microfono che non funziona), ho fortemente voluto una pubblicazione che contenesse gli interventi dell’anno passato - di Andrea Taddei (Università di Pisa), Graziano Arrighetti (il mio maestro, Università di Pisa), Monica Longobardi (Università di Ferrara), Mirko Tavoni (Università di Pisa) - e due interviste a Maurizio Bettini e Massimo Fusillo.Sono nati così “I Quaderni di Incontri con il Classico, cortesemente stampati dalla Stamperia Comunale ma impaginati (non perfettamente, a dire il vero) dalla sottoscritta. Chi vuole il pdf si faccia avanti per e-mail e sarà accontentato. Ma i video per la serata dedicata a Pavese (”L’inconsolabile” e “Gli dei” da “Dialoghi con Leucò”) sono stati la fatica più gravosa. Alla fine il risultato è stato dignitoso ma certo che giocare alla piccola cineasta sarà anche divertente, però … che stress!E dunque chi me l’ha fatto fare? Una convinzione. Una fede, se vogliamo. La scuola si fa ovunque e con qualunque mezzo. E. soprattutto, la scuola in atto deve uscire dalle aule per mostrare fuori quello che sa fare e la cultura che può produrre. Per i ragazzi e non solo. Non è un’operazione di marketing, perché di questi tempi il marketing scolastico non si fa di certo con la letteratura classica. Ma io, personalmente, sono una classicista sui generis: a me piace contaminare, giocare con il presente e con il passato e, soprattutto, so che ho ancora tanto da imparare e da sperimentare. Incontri con il Classico serve anche a questo: dare un assaggio di un modo diverso di trattare certi temi rispetto a quello che normalmente avviene nelle aule (nessun paradigma di verbi irregolari da recitare a memoria ma questioni vive sulle quali riflettere e dalle quali apprendere qualcosa di nuovo e significativo). E poi, sì, è vero: volevo vedere se sarei riuscita ad arrivare in fondo al progetto ( tanto per rispondere a chi - e so che qualcuno fra le persone a me più vicine lo pensa - ritiene che tutto il carrozzone sia stato messo su dalla sottoscritta per pura e semplice smania di protagonismo).Ho volato alto e, soprattutto, in tempi in cui forse per qualcuno sarebbe stato giusto occuparsi di altri, più scottanti argomenti (tipo le elezioni, per dire), sono volata altrove. Meglio Platone di Bossi, meglio Virgilio di Berlusconi, meglio J.P.Vernant dell’ annosa questione Alitalia, meglio gli oratori di Atene dei pessimi oratori odierni. Il che non significa che preferisca vivere nella mia erudita palla di vetro: vuol semplicemente dire che a volte si sente il bisogno di un sano distacco, di valutare le questioni per quello che sono, di respirare aria più salubre per guardare all’attualità con animo sgombro, da una prospettiva meno ansiosa e non così invelenita.Ora torno in pista, anche su Contaminazioni. Ho diversi libri che ho mollato a metà e di cui mi piacerebbe parlare, una volta che li abbia conclusi. Qualche considerazione spicciola da condividere con i miei venticinque lettori. Un po’ di feed da leggere. Conversazioni da riprendere con gli amici di blog. Un po’ di sano e individuale narcisismo internettiano da coltivare.

I shall be released

I link:

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