Cerca una maglia rotta nella rete: “Cerca una maglia rotta nella rete che ci stringe, tu balza fuori, fuggi! Va, per te l’ho pregato, ora la sete mi sarà lieve, meno acre la ruggine…” Eugenio Montale, In Limine.
Il blog è di Barbara, un’insegnante precaria di filosofia e storia, che così si descrive:

Ho trentadue anni e sono nata in Toscana, cresciuta a bagni di sole e a pane vino e zucchero. Adesso che ho deciso di lasciare l’Università dopo un dottorato di ricerca e un contratto temporaneo, nonchè di lasciarmi alle spalle un periodo difficile, sono di nuovo la persona allegra che ero un tempo. Insegno filosofia e storia in un liceo classico (almeno per quest’anno, come ogni precario)ed amo da impazzire il mio lavoro. Mi piace condividere con gli altri il mio pezzo di strada. Mi piace tutto ciò che mi fa sentire “sveglia” e non “dormiente” e, come il mio babbo, adoro correre, quando le mie doloranti ginocchia me lo permettono. Devo ancora tagliare il cordone ombelicale…

Il suo blog traspira umanità vera e voglia di comunicare. A proposito della sua emicrania (di cui soffro anch’io) scrive:

Sono giorni che cerco lo spazio mentale per aggiornare queste pagine virtuali, ma non sono riuscita a racimolare neppure qualche minuto di tregua da questa terribile emicrania che mi affligge da più di una settimana. Sono di nuovo a terra, imbottita di farmaci, capace solo di trascinarmi a scuola la mattina, per poi sprofondare sotto le coperte e restare in letargo fino alla mattina dopo. L’idea migliore sarebbe stata chiamare il medico e concedermi qualche giorno di riposo a casa, evitando anche quelle poche ore mattutine di lavoro. Inutile dire che non riesco a studiare, a leggere, tanto meno a scrivere, inutile dire che, perfezionista come sono per natura, in questi ultimi giorni non sono affatto soddisfatta del mio modo di insegnare, costretta ad improvvisare sui classici canovacci delle mie conoscenze.
Peccato che non sia riuscita a scrivere, sarebbero state tante le cose su cui soffermare le mie riflessioni. Le mie incertezze e i miei entusiasmi a scuola, le novità di questa campagna elettorale, la paura, tutta femminile, di affrontare questa nuova crociata contro la 194. Spero di ritrovare presto il filo di Arianna per uscire da questo labirinto e riprendere presto la trama delle mie riflessioni e dei miei racconti. A volte penso a quanti siano gli anni di convivenza con questa “malattia”, penso ai controlli, ai medici, alle terapie mai efficaci. Adesso è il tempo del Laroxil, cinque gocce prima di dormire, ma non serve a placare la sua arroganza, serve solo a darmi un senso di spossatezza che mi fa sentire fiacca per tutto il giorno seguente. Così aspetto che la dieta di nuovo appena iniziata mi regali un po’ di calma e nell’attesa corro a Roma da Alida nel tentativo di non pensarci per un po’, di svagarmi da questa amarezza. E sono felice che sia Alida a regalarmi un po’ di tregua, sono felice di non averla perduta nel corso degli anni, nei nostri giri tortuosi alla ricerca di noi, in mezzo a tutte quelle città che abbiamo abitato. E sono stupita di come riesca a colorare di sè ogni spazio che abita, anche il più concentrato, come questa scrivania nell’ufficio della casa editrice dove lavora, che mi sta ospitando per qualche minuto appena arrivata nella capitale. Stasera andiamo a teatro e poi a ballare…speriamo ‘m bene, si dice in Toscana.

Purtroppo il blog non ha link. Di conseguenza il quinto viaggio termina qui.

Digito Ergo Sum di: Riflessioni sul mondo che ci siamo trovati. Suggerimenti su come cambiarlo, sempre sapendo che il mondo non si cambia e che l’unica cosa che non cambia mai è che tutto cambia, sempre.

Lui appoggia il Papageno:

E poi uno dice che è meglio non sapere…

Le cose sono sempre così, tranne quando non sono così…

Cari tutti,
ora vi pongo un quesito che non so neppure se riesco a spiegare, oltre a spiegarmi il perché del quesito (si comincia bene, eh?).

Come ci si difende dagli atteggiamenti repentini della vita che non invita a farsi capire?
Nel disperato tentativo di scrivere, ognuno per sé, il “manuale della vita, come funziona e come correre ai ripari” s’impara che non si può scrivere, il “manuale della vita, come funziona e come correre ai ripari”. Che, a dirlo così, uno si dice “il Digito si è preso una micropunta che gli ha preso male”… Insomma, perché a volte la vita si comporta in un certo modo e, in una situazione del tutto analoga, si ottiene il risultato inverso? Perché, a volte, per essere più “chiaro”, smettendo di sperare e cominciando a disperare si ottiene qualcosa? Perché altre volte, invece no? Perché il “karma” ti sodomizza subito se compi “una cattiva azione” e, se al contrario, ne compi una buona ti premierà più o meno nel 2038? Qualcuno ha la soluzione per avere un’assoluzione? Eppoi, in cosa si differiscono buone e cattive azioni? Buone o cattive per chi? In tutto questo, quanto c’entra il nostro modo di vedere e concepire le cose? Se conta molto, significa che la verità mica esiste mica, se conta niente, significa che la verità mica esiste mica.

Per quelli che, leggendo questo post, arriveranno a lunedì, buon fine settimana. No, dai, altrimenti il “karma” s’incazza… Buon fine settimana a tutti.

Digito

Link - Pochi ma buoni… questi sono dei MUST

I tre amici

365 albe 364 tramonti di Simone B.: “Non voglio sentirmi intelligente guardando dei cretini, voglio sentirmi cretino guardando persone eccellenti.

I link sono oltremodo ricchi:

Links

Un assaggio del blog:

Elogio dei barbari

Io credo che ci salveranno i barbari. E quando intendo barbari non mi riferisco a quei quattro bischeri vestiti da divi della TV con il macchinone, l’orologio firmato che fanno i fighetti il sabato sera. Quelli non sono barbari, son solo dei coglioni ignoranti. Io mi riferisco ai barbari veri, quelli che guardano alla concretezza delle cose. Perchè un orologio per un barbaro è prima di tutto un orologio, uno strumento che deve segnare l’ora. Una macchina è una macchina, serve a trasportare la gente. Un bicchiere di vino buono è un bicchiere di vino che ha un buon sapore e che non contiene veleni, indipendentemente da etichette, DOCG, disciplinari.

Il barbaro va al nocciolo delle cose il resto non gli interessa. Per un barbaro un pezzo di pane serve a nutrire i bambini, non a gustare il pane di una volta fatto con la farina macinata a mano. Il barbaro se ne frega della farina macinata a mano quando metà dell’umanità vive con meno di un dollaro al giorno.

Io credo che ci sia bisogno dei barbari che ci riportino al più presto alla concretezza delle cose, che ci diano la forza di indignarci, di reagire alla violenza delle parole, a chi si crede impunito ed impunibile. C’è bisogno di un barbaro che ci ricordi che per realizzare ogni cosa bella di cui parliamo dobbiamo essere disposti a pagare un prezzo fatto di lacrime, sudore e sangue. E se avremo abbastanza forza ed abbastanza coraggio per pagare questo prezzo allora veramente faremo di questo mondo un posto migliore. E quel giorno i barbari ci chiameranno uomini.

Fino ad allora fanno benissimo a chiamarci con due aggettivi che ci calzano a pennello.

Ricchi.

E ipocriti.

venerdì 7 dicembre 2007

Perché questo blog

Acme del Blog nasce soprattutto per due motivi.

1- Allenare il mio inglese: non ho pretese di essere perfetto nelle traduzioni, però cercherò di essere comprensibile quanto più possibile, e rispettare con serietà la fonte, oltre che citarla sempre.

2- Fornire post interessanti per chi legge, affinché tutti possano trovare suggerimenti utili per il proprio blog.

Ho trascorso i mesi di dicembre 2007 e gennaio 2008 a leggere numerosi post sul mondo dei blog, sia su siti famosi sia in quelli poco conosciuti. Ho la netta sensazione che i blog internazionali di lingua inglese siano non solo più avanti nelle proposte e discussioni di idee, altresì assai più strutturati rispetto a quelli della nostra cara penisola.

Acme del Blog vuole nel suo piccolo tentare di recuperare il gap, una piccola goccia nell’oceano, ma forse per qualcuno non inutile.

Come in Acme del Pensiero (il mio blog personale), cercherò di spendere la quasi totalità del tempo nei contenuti, mi concentrerò meno nella grafica e cose simili. Non perché io non sono consapevole che ciò sia altrettanto importante, ma perché sono abituato in molti casi a mettere in secondo piano i “contenitori”.
Mi piace pensare che voi decidiate di tornare su questo blog per ciò che traduco, non per altro.

Consigli e/o critiche sono accolti con piacere, grazie.

Morgan Palmas
8 Febbraio 2008

Morgan Palmas e l’Acme del Blog, se non ci fossero bisognerebbe inventarli!

Il secondo post pubblicato l’8 Dicembre 2007:

Lezione 1: raddoppiare il traffico al blog in 30 giorni

Tre semplici azioni che hanno raddoppiato il traffico verso il mio sito in trenta giorni
Il seguente post su come aumentare il traffico verso un sito è stato presentato da Adrian W Kingsley-Hughes.

Ottieni più suggerimenti sull’incremento del traffico ad un blog o a un sito sottoscrivendo i feed RSS.
Ho iniziato il PC Doctor blog nel maggio del 2005 e durante i primi mesi il mio traffico era davvero basso – giù in poche centinaia di visite al giorno. Ti posso dire che era davvero deprimente e v’erano momenti in cui pensavo di abbandonare. Sapevo che il sito era nella lista di attesa permanente (sandbox ndr) di Google e così o dovevo continuare a connettermi finché non fosse stato portato a galla oppure mi sarei dovuto arrendere.
Per fortuna decisi di continuare a postare ma nel frattempo avevo deciso che avrei anche dovuto fare il massimo per portare del traffico al mio sito manualmente finché Google non avesse contribuito. Mi sono guardato attorno su cosa alcuni dei blog di successo stavano facendo e su come andarono su con tre tattiche che hanno permesso di raddoppiare il traffico del mio sito in un mese.

1- In primo luogo, feci il massimo dei tag Technorati. Taggavo ogni parola chiave in ognuno dei miei post. All’inizio lo feci manualmente ma dopo scoprii un Wordpress plugin chiamato Simpletags che realizzava il lavoro nella sua interezza con più facilità.
Lo scoprii taggando i miei post efficacemente, stavano ottenendo una maggiore attenzione rispetto a quelli non taggati, e quando mi stavo concentrando sul vantaggio aggiunto la qualità del traffico giunse al sito!

2- Usai abilmente un mio sito. Stavo facendo durare il mio sito di business da alcuni anni e stava ottenendo modesti livelli di traffico che potevano essere rilevanti per il mio blog – allora perché non tentare di portare parte di ciò al mio nuovo blog! Piazzai alcuni feedburner bloccati nei titoli su talune delle mie pagine più seguite e dopo un giorno notai un aumento significativo del traffico del valore di cinque minuti grazie al mio impegno.

3- Alla fine feci un uso efficace dei trackback link ai siti famosi. Se commentavo in un post di un altro sito cercavo di essere sicuro di piazzare il trackback appropriato. I risultati da questo possono variare, dipende dal sito e dal post verso i quali stai linkando ma finché amavo commentare e interagire con la profonda blogsfera in qualunque modo, era un traffico gratuito!.

Usando queste tre semplici tecniche, ho portato il PC Doctor blog da poche centinaia di visite al giorno fino a migliaia in meno di trenta giorni. Ciò conservò il mio interesse nel sito finché non uscì dalla lista di attesa permanente di Google e iniziai a ricevere un traffico importante. Tuttavia sono convinto che queste azioni che intrapresi nelle prime fasi mi hanno aiutato a creare un leale e un target di bacino di lettori che continua a giovare al mio blog ancora oggi.

Fonte: www.problogger.net

Morgan tornerò spesso nei tuoi due blog per ciò che traduci e per altro!

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 Flavia Amabile ci porta in dote l’Acme del pensiero di Morgan Palmas (così recita il “Chi sono“) come sottotitolo questa frase di Ralph Waldo Emerson:

 ”La scontentezza è il bisogno di fiducia in se stessi, è una malattia della volontà. Lamentati delle calamità se questo può aiutare chi soffre, altrimenti continua il tuo lavoro e il male comincia già a essere superato

Morgan racconta di se che vive a Roma  ha 30 anni ed i suoi interessi sono: In realtà troppi e spesso in modo caotico. Tuttavia alcune passioni persistono. Ho però un interesse vero e concreto: imparare. Quando ho voglia.

I suoi link:

Ed i suoi amici:

Vi riporto questo post come esempio della sua apprezzabile scrittura: I credenti si sono rincoglioniti? Vaticano Soldi ed ingiustizie sociali.

 Questo post lo dedico soprattutto ai credenti perché dovrebbero avere risposte serie, senza, come spesso accade, mettersi le bende agli occhi in nome di Dio, Cristo, la Madonna, i santi e compagnia bella.
Si dice in questa campagna politica del 2008 che sarebbe giusto che tutti pagassero le tasse, così tutti pagherebbero meno. Bene. Siete d’accordo? Mi sembra ragionevole.

Allora mi si deve spiegare con serietà e razionalità per quale cazzo di motivo dobbiamo pagare dal 1929 la fornitura dell’acqua al Vaticano con le tasse degli italiani (lo sancisce l’art.6 dei Patti Lateranensi). Non solo.
Per eliminare le acque di scarico, il pastore tedesco e amici si allacciano alla società romana Acea che essendo per loro “straniera” si rifanno alla non riconoscenza della “tassazione imposta da enti appartenenti a stati terzi”, traduzione: non pagano le bollette, e ovviamente nessuna tassa addebitata. Ulteriore traduzione per semplificare il concetto: quando i preti cagano, sì, cagano anche loro, tutto quello schifo marrone e colori simili finisce in Italia e dobbiamo farcene carico noi italiani, circa 2 milioni di euro all’anno. Non solo.

Circa 100.000 chiese in Italia non pagano l’ICI, stesso dicasi per le circa 26.000 diocesi e parrocchie, per più di 5.000 santuari, musei, biblioteche e case generalizie, ecc. Inoltre, consideriamo che circa il 25% degli immobili della Capitale è di proprietà del Vaticano, i quali, inutile dirlo, gode di privilegi ingiusti per l’operaio che si spacca la schiena alzandosi alle sei del mattino per andare a lavorare o per l’infermiera che corre avanti e indietro per i corridoi di un ospedale nell’assistenza ai malati.

E con questo vi ho dato soltanto un antipasto. Vogliamo citare anche il perverso sistema dell’8 per mille? E le esenzioni sul territorio del Vaticano? E le Università Cattoliche mantenute dalla tasse degli italiani? No, questo ve lo risparmio, per ora.
Cifre al ribasso e ottimistiche parlano di circa 10 miliardi di euro all’anno donati da tutti gli italiani al Vaticano, milioni di italiani che hanno perso di continuo il proprio potere di acquisto e si sentono poveri o almeno in difficoltà.
Non possiamo certo pretendere che i preti trovino un lavoro serio, ma credo sia doveroso che paghino anche loro le tasse.

Con 10 miliardi di euro in più all’anno potremmo finanziare la ricerca, migliorare la condizione di salute di chi ha una malattia rara, realizzare progetti per chi è disabile e ha bisogno di aiuto, costuire nuovi asili nido, fare interessanti corsi di aggiornamento per gli insegnanti, aiutare le procure e la magistratura a sconfiggere la mafia, organizzare premi per gli studenti poveri ma meritevoli, creare centri nuovi di aggregazione per gli anziani. Avete idee da proporre?

Considerate, per capire meglio la questione, che la finanziaria dello stato italiano del 2007 è stata di circa 30 miliardi di euro. Un terzo di questa cifra la doniamo ogni anno al Vaticano.
Ora, per tornare alla domanda iniziale, mi diano una spiegazione razionale i credenti perché io, non credente, come tanti altri, e sempre più grazie al cielo, cominciamo ad essere stanchi di questa vergognosa situazione.
Prossimamente vi racconterò altre cose carine del Vaticano, e poi Benedetto sto cazzo viene a darci lezioni di morale, ma per favore.

Ha poi un secondo blog: Acme del Blog, prossima tappa de il vocaBLOGario.

Dalla Sorellanza, ecco Flavia Amabile ed il suo Diritto di Cronaca uno dei blog de LaStampa.it. Parlo di questo blog, facendo una (quasi) eccezione non ritenendo i blog dei giornali weblog in senso stretto, perché Flavia è proprio amabile! (che battuta ragazzi…)

Nel suo ultimo post-articolo parla de “I blog per la Resistenza in crisi“:

FLAVIA AMABILE

Sarà uno strano 25 aprile questo. Il Pdl si prepara a mettere in campo le sue energie intellettuali migliori per riscrivere il capitolo sulla Resistenza nei libri di storia. Luca Romagnoli della Fiamma Tricolore vuole cancellare la festa per ‘chiudere la stagione dell’odio e rimuovere un falso storico: l’Italia non è stata liberata dalla resistenz ma ha prima ceduto le armi agli Angloamericani poi, nello sbando completo dell’armistizio, ha lasciato che ognuno
decidesse per se, infine è stata liberata e rioccupata appunto dagli Angloamericani’. 
Intanto a Milano per la prima volta non ci sarà il sindaco in piazza (anche se alla vigilia delle elezioni Letizia Moratti aveva fatto sfilare anche il padre sulla sedia a rotelle). A Torino la sinistra - che avrebbe anche altri problemi di cui occuparsi - litiga sulle bandiere rosse con il simbolo del Pd da portare in piazza. A Roma ogni parola finisce nel calderone dell’ultimo giorno di campagna elettorale nella sfida finale tra Francesco Rutelli e Gianni Alemanno ed allora tutto perde di significato o ne acquista altri, come il candidato del Pdl che annuncia: ‘in piazza ci sarò’, più o meno come Letizia Moratti.E’ nel web che il 25 aprile e la Resistenza hanno avuto la loro rivincita. E’ stato creato un sito mondine.it dove troverete i dettagli dell’intera iniziativa. L’idea è di unire i bloggers  e annunciare tutti insieme che il pomeriggio del 25 aprile 7 mila persone si ritroveranno al Museo Cervi per cantare insieme con il coro delle mondine di Novi e, più in generale, per dirsi vicini ai valori della Resistenza e per dire che ‘la storia delle mondine è la storia di tutti’ […].

Il link, sono..due:

+ Sorelle d”Italia
+ Acme del pensiero

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Questa Tappa era stata scritta, questa mattina, ignorando il fatto che fosse un blog realizzato da più persone e nello specifico donne. Poi grazie a Flavia e rileggendo bene il blog ho capito che alla sinistra di ogni post c’è la firma di chi scrive. Abbiate pazienza, sono miope scrivo mentre lavoro e quei nomi scritti in piccolo e in azzurrino mi erano sfuggiti (come scusa non è male ammettetelo…;) ). Dunque, ricominciamo

Sorelle d’Italia: Dietro ad ogni grande blog c’è una grande donna. E dietro questo straordinario blog, che solo il vocaBLOGario con il suo mettere il naso nei link altrui mi ha permesso di conoscere, ci sono donne, tante donne.

Qui ad esempio Valentina Maran, una di queste donne, racconta una faccenda privata con tatto e maestria:

I miei primi giornaletti porno li ho sfogliati a 10 anni.
Mio padre li teneva nell’ultimo cassetto del comodino.

Io e mia sorella li avevamo scovati per caso, frugando come al solito in qualunque posto dove si potesse arrivare senza difficoltà.

Li guardavamo di nascosto, con quel senso di proibito e sbagliato.
Di illecito.
Senza capire.
Non si facevano domande. A nessuno.
Al massimo si commentava con qualche “ma che schifo!”, senza neanche aver bene in mente la reale differenza anatomica tra maschio e femmina. Almeno fino a quel momento.
Poi li rimettevamo a posto, nella stessa posizione in cui li avevamo trovati perché nessuno sapesse niente.

Io ho avuto un’adolescenza normale.
Mio padre è stato ed è un padre come tutti gli altri.
Quando uscivo la raccomandazione classica era:
“Hai l’età per fare cazzate. Ma anche per sapere cosa devi fare per evitarle.”

Questa era la massima discussione sul sesso che si potesse affrontare a casa mia.

E bon.

Io ricordo che alcuni giorni dopo aver sfogliato quei giornaletti ho fatto dei disegni su un quadernetto. Era il mio quadernetto privato, lo tenevo nel ripiano di un tavolino sotto il portico, perché abitavamo in una corte e quel tavolino era il posto dove si disegnava e si facevano i compiti all’aperto.

Un giorno il vicino di casa – un omone goffo e vecchio- ha fatto vedere il mio quadernetto a mia madre.
Non so perché gli sia venuto in mente di metterci le mani.
So solo che lei l’ha preso, me l’ha sventolato davanti e mi ha detto “queste cose non si fanno. Sono sporche”. E ha buttato via quei disegni che dichiaravano un po’ troppe cognizioni per l’età che avevo.

“Parlerò anche con tuo padre”.

Da quel giorno i giornaletti nel comodino di mio padre sono spariti.
E io e mia sorella ci siamo concentrate su altri cassetti.

E morta lì.
Poi cresci. Fai quello che devi fare. Diventi adulta facendo cose giuste e sbagliate. Come tutti.

E quando leggi sui giornali di ragazzine che hanno fatto disegni un po’ equivoci, maestre in allarme, mass media che vengono mobilitati, ti fai tornare in mente quando è successo a te.

Ancora non spiego perché quel vicino di casa si sia messo a frugare nei miei disegni.
Lui mi è sempre sembrato quello morboso.

Non i giornali che mio padre si teneva nel comodino per farsi un paio di pugnette in santa pace, come qualunque cristiano.
No.

E’ sempre stato il vicino di casa l’uomo da evitare. L’uomo con cui era meglio non trovarsi da sole. Anche a detta della mamma.

Lui che ha dato i miei disegni a mia madre più per farla vergognare, che per farla allarmare.

Quello stesso vicino di casa che invece le riviste le teneva nel pollaio e ogni tanto chiamava noi bambine con voce zuccherosa dicendo “vi faccio vedere una bella cosa”.
E noi rifiutavamo perché a pelle, quell’uomo non ci piaceva.

E’ da un bel po’ che quel vecchio goffo riposa in pace. Ma a me non è rimasto un bel ricordo.

Anch’io ho fatto disegni che in teoria non si dovevano fare.
Ma è successo per caso. Per svista. Per qualcosa di personale lasciato nel cassetto sbagliato, dove non pensi che le tue figlie andranno a frugare.

L’ho fatto anch’io. E non c’erano le veline, le tette al vento. Non c’era youtube e internet.
Ma c’era comunque un po’ di male lì attorno. E non era a casa mia. Ma proprio in quella accanto.

E come tutte le cose a lieto fine, alla fine non è successo niente.
Già.
Alla fine non è successo niente.

E il resto delle donne del blog costituisce la…
La Sorellanza

Ne approfitto per salutare la mia vecchia amica di blog Lia di Haramlik (ti ricordi le telefonate via cellulare e quanto ti preoccupavi di quello che spendevo?).

Il Blogroll invece è:

Links

Abito e Collari

Blimunda

Blimunda: sempre meglio che lavorare. Nel suo blogroll:

Amici

Scrive di donne, e sulle donne. Ad esempio di Susanna Agnelli dice:

Delle geniali risposte di Susanna Agnelli su Oggi mi sono già occupata. Capitemi: nel weekend Oggi esce in allegato a Il Secolo XIX e io nel weekend sono spesso in Liguria.
Ma a proposito del post precedente, la risposta a una lettera di una lettrice nell’uscita in edicola mi ha fatto comprendere molte cose. Stiamo parlando di un settimanale che vanta una tiratura di più di 800mila copie e una diffusione di oltre 600mila e che entra in numerose famiglie italiane. Si autodefinisce addirittura “Il settimanale della famiglia italiana”. Lettrici e donne che non siamo noi, appunto. Ma che esistono eccome. Vivono, soffrono, si sposano, fanno figli e vanno a votare. Ed ecco cosa viene loro suggerito: sopportare e tacere, tollerare e capire.

Mio marito guarda le altre e mi umilia: che fare?

Sono una signora di 68 anni di Como, sposata da 40 con un emiliano di 73. Da circa due anni mio marito guarda con insistenza le ragazze sedute sulle panchine o in attesa dell’autobus e fa lo spiritoso con le bariste. Quando andiamo a ballare ammira le altre donne, mentre a me dice che non sono più giovane. Circa 20 anni fa ha avuto una relazione con la badante di 20 anni che assisteva i suoi genitori. Lui si è giustificato dicendo che qualunque uomo al suo posto avrebbe fatto lo stesso. Ora sono esaurita, perché mi deride, mi dice che sono musona e antipatica. So che è andato con prostitute. Non so come comportarmi, ho due figli sposati ma cerco di tenerli fuori da questi conflitti.
Antonella, Como.

Risponde Susanna Agnelli

Importante è volergli bene. E non sia musona e antipatica; cerchi di capirlo e non lo critichi.

(Da Oggi, 23 aprile 2008).

Piccola curiosità nel blog non sono riportati gli archivi gli unici modi per andare a ricercare vecchi post è con i “Previous Entries” e con le categorie. Che si vergogni del suo passato? ;)

Marco Mazzei

Macchianera i link li ha in numero discreto nonostante sia un blog importante. E da quei link ho scelto: Livingston il blog di Marco Mazzei: Il mio nome è Livingston, Jonathan Livingston. Il Blogroll è di tutto rispetto:
Blogroll

Marco Mazzei ha le idee chiare su Malpensa e ce le argomenta:

Perché odio Malpensa
Abbiamo un nuovo governo che ama Malpensa. E questo per me è un vero dramma. Perché io vorrei radere al suolo l’aeroporto e costruire al suo posto un parco divertimenti. Così i posti di lavoro sarebbero tutelati e tutti noi non avremmo più l’illusione di avere un aeroporto. Che è scomodo, servito male, e tutto sommato sempre periferico rispetto alle rotte internazionali.
Poi ci sono una serie di ragioni legate a piccole cose, fastidi incontrollabili che provo ogni volta che parto - nonostante stia partendo, e ogni volta che torno - peggio che mai.

  • sali sul Malpensa Express e con mezzo metro tra la banchina e il treno la probabilità che ti si incastri la valigia è massima
  • se la valigia non è rimasta incastrata, devi sperare di aver beccato un vagone dove c’è spazio per i bagagli, cosa che su un treno fatto per andare in aeroporto non è scontata
  • se il porta valigie non c’è tieni la valigia vicino a te nel corridoio e così vieni insultato da tutti i pendolari Milano - Saronno che inciampano nel tuo bagaglio e in quello di tutti gli altri come te
  • esci dal Malpensa Express e incontri quasi subito un enorme salone spoglio, dove dominano alcune tremende bacheche con esposti modellini di aerei: la tristezza assoluta
  • nella zona dove arrivano i bagagli ci sono alcuni cartelloni con le informazioni sui trasporti che dicono tutto su quanto il luogo sia proiettato verso il passato:
    Cartello trasporti a MalpensaMa come? Un cartellone stampato? Inciso su legno? Al posto di un display Lcd?
  • sei appena tornato dagl Stati Uniti e non puoi sopportare la pronuncia inglese finta ed enfatizzata dei messaggi automatici sul Malpensa Express
  • sei su un volo intercontinentale e non c’è il finger, né all’arrivo né alla partenza; il finger sul tuo volo non c’è mai
  • dall’area del tuo gate partono altri 20 voli intercontinentali con 200 passeggeri ognuno e c’è un solo bagno e il bar è chiuso e ci sono due file di sedie, gli altri 1.000 passeggeri sono seduti per terra, tu trovi posto solo in piedi; nei gate vicini, che vedi attraverso un vetro, ci sono immensi saloni vuoti, pieni di sedie, con poca gente che chiacchiera e che si beve un bel cappuccino

Probabilmente un metodo empirico quanto si vuole ma efficace per valutare l’importanza di un blog sono i link che da quel blog vanno verso il resto della blogosfera. Tranne qualche eccezione e Carmilla purtroppo non è tra queste. Sono praticamente costretto a rifugiarmi in Macchianera perché gli altri link di Carmilla sono troppo impegnativi per uno di cultura media come me (non c’è ironia in queste parole giuro) e soprattutto non sono blog in senso stretto.

I link di Macchianera li abbiamo già visti nella Tappa 17 del Viaggio 2 quindi questo nuovo passaggio è solo per riconfermare la mia simpatia per il suo curatore Gianluca Neri e per tutto quello che ha fatto e sta facendo per la blogosfera e lo dico, s’intende, con spirito di amicizia ed un pizzico di invidia.

Macchianera in un uno dei suoi ultimi post pubblica anche una mini-biografia non autorizzata a cura di Filippo Facci di Giuseppe Mario Grillo alias Beppe Grillo sul cui contenuto il vocaBLOGario ha molti, tanti dubbi nel senso che Grillo merita tante critiche ma sicuramente non di essere descritto come un delinquente (o poco ci manca):

Il nostro uomo, una delle fonti incontrate nella nostra due giorni genovese, comincia a esser stanco: «Poi vabbe’, ci sono storie personali, che non si possono scrivere».
Dica.
«Non si possono scrivere».
Dica.
«Ma niente, lui a un certo punto stava in questo suo attico in Corso Europa, che era tutto bello, col pianoforte, e ogni tanto ci portavamo le ragazze che gli procuravo quasi sempre io. Tra l’altro sotto il letto nascondavamo un mangianastri per registrare le cose, gli amplessi, poi riascoltavamo e ci ammazzavamo dal ridere. Avevamo un gergo nostro: lui, il coso, lo chiamava «il gottoro», e urlava sempre questa parola alle ragazze che non capivano: “Gottoro! Ecco il gottoro!”. Il problema è che un giorno sua madre trovò le cassette e si mise ad ascoltarle, un macello».
E’ questa la storia personale?
«Aspetti. Un giorno portammo nell’attico due ragazze, mi ricordo che una era sposata. I suoi, del Giuse, erano nella casa di Savignone. Ma niente: ognuno cominciò a fare le cose sue e a un certo punto lui fece un urlo bestiale, ma bestiale, corse da me tutto nudo e disse “Guarda, guarda! Che mi succede?”» e io glielo guardai e lui… lui… ».

Censura.
La disavventura sessuale, oggettivamente ridicola, ebbe epilogo al pronto soccorso dell’ospedale San Martino, praticamente lì di fronte.

Censura: anche se il soggetto non la meriterebbe perché lui una storia del genere (di un altro) l’avrebbe raccontata di sicuro: si parla di una persona, un comico, che ebbe a chiamare «alzheimer» l’ex capo del governo e «venditore di bava» l’ex capo dell’opposizione, uno che ha mandato letteralmente affanculo centinaia di persone e che di fronte alla critica di un direttore di telegiornale, Mauro Mazza, ha replicato testualmente: «E se sparassero nel culo a lui?». La battuta sul Papa manco ce la ricordiamo, sta di fatto che qui, di fronte al grillismo, stanno saltando tutte le regole, si sta riscrivendo il galateo della politica per adeguarlo a quello dell’antipolitica: dunque la tentazione di adeguarci c’è, la voglia di non censurarci pure, come a dire: Grillo eccoci, siamo pronti, se questo è il ballo si balla anche noi, si fa all’americana come predicano tanti giornalisti amici tuoi: e ti si contano anche i peli del bulbo.
Niente di tutto questo, per ora. Come modesto e sperimentale assaggio, la nostra due giorni genovese, questa modesta inchiesta che, secondo il principio basilare e cavernicolo dell’informazione, racconta cose che non si sapevano. Perchè vedete, col cazzo che in rete c’è tutto e si può verificare tutto.

Giuseppe Piero Grillo è nato il 21 luglio 1948 a Savignone, Valle Scrivia. Secondo l’imbarazzante e compiaciuta agiografia «Beppe Grillo», forse il più insignificante libro pubblicato da Mondadori negli ultimi vent’anni, Beppe da Bambino «lanciava urli (sic) alla James Brown» e il padre commentava affettuosamente «Sembra una bestia. Tuo figlio è un idiota».
La famiglia in ogni caso di base stava a Genova nel quartiere di San Fruttuoso della celebratissima Piazza Martinez, fucina di geni e lazzaroni dove piccoli leader minimi e massimi sedevano tra il bar Cucciolo e la fermata dell’autobus. Qualche bici, poche motociclette, le ragazze migliori della zona e in qualche modo anche il giovane Grillo, patito di calcio come tutti gli altri.
«Aveva 12 anni e lo portai a fare un provino per una squadra locale sponsorizzata dalla Shell» racconta uno che c’era, «il problema è che il Giuse era una balena, lo chiamavamo Porcellino. Aveva un buon tocco di palla, ma l’allenatore ricordo che mi disse: ma chi mi hai portato?». Giocava a pallone anche Antonio Ricci, che era di Albenga e però a Piazza Martinez, assieme a Roby Carretta, era in qualche modo collaterale: «Ma Ricci non era molto portato. Mi ricordo che nella sua squadra c’era anche Donato Bilancia, il serial killer. Stava sempre al bar Cucciolo». E’ vero: ma era un tipo innocuo e lo chiamavano Belinetta. Del giro era anche Vittorio De Scalzi, quello dei New Trolls. L’unico davvero portato per il calcio pareva il Portento, Orlando Portento, il bello della compagnia nonché un talento comico che quasi tutte le fonti indicano come il vero mentore e inventore di Beppe Grillo, privo tuttavia della sua pervicacia. Portento giunse alla serie B, e nella Sampdoria dei giovani Marcello Lippi e Roberto Vieri, padre di Bobo, ma poi s’infortunò. E’ tornato clamorosamente alla ribalta, Portento, come cabarettista e come marito di quell’Angela Cavagna che ha partecipato al reality show La Fattoria.
Un paio di fonti indicano come vero scopritore di Grillo, invece, il gallerista Luigi De Lucchi, fondatore de L’Instabile, localino di cabaret forse unico nel suo genere.

Il giovane Grillo tutto sommato stava economicamente benino. Si diplomò ragioniere all’Ugolino Vivaldi, che era un istituto privato per rampolli-bene con retta piuttosto esosa. S’iscrisse anche a Economia e commercio, ma presto la piantò lì. Il padre, Enrico, possedeva una fabbrica di fiamme ossidriche (la Cannelli Grillo) e lo reclamava, ma lui da principio non ci pensava neanche. Secondo il più interessante libro «Beppe Grillo» di Paolo Crecchi e Giacomo Rinaldi (Ariberti editore) «il ragionier Grillo prova a lavorare nell’azienda di papà con scarsi risultati, rimettendoci 200mila lire degli anni Sessanta». Altrimenti consigliato, per un certo periodo fece il piazzista di jeans per la Panfin, ma fu licenziato.
Era un ragazzo normale, un po’ buffo, tifava Sampdoria, vestiva decentemente, aveva i jeans Sisley che furoreggiavano, andavano di moda le basette lunghe che lui però non aveva: le improvvisava schiacciandosi giù i capelli col sapone. Non era bello, ma sopperiva con la simpatia.
Era secondogenito e un po’ il cocco di casa, suo padre non disdegnava di prestargli la Fiat 1100 che per rimorchiare si rivelò fondamentale, anche se aveva il difettuccio del pesare come una balena e quegli incisivi molto sporgenti: e con le ragazze era un problema, dicevano che baciandolo le pungeva. La soluzione fu drammatica: un giorno, alla discoteca Peppermint che era la più importante di Genova, ebbe la pensata di tampinare la ragazza di un certo Luciano Rovegno, che non era propriamente uno stinco di santo: e infatti reagì dandogli una tale testata da fargli saltare tutti gli incisivi che restarono lì, sparsi per terra. Glieli rimisero. Dritti.

La celebre tirchieria di Grillo (parsimonia, si dice a Genova) in quel periodo prende le forme di incontrollabili leggende. Ben quattro presunti testimoni raccontano che girasse con una tuta appositamente senza tasche per non avere soldi da spendere. All’epoca fumavano tutti, ma lui prendeva le Hb nel pacchetto da dieci. Non pagava mai niente, non offriva mai niente, e questo, pure, lo dicono davvero tutti: occorre tener conto che dei genovesi che lamentano la tirchieria altrui sono come dei napoletani che accusassero qualcuno d’essere chiassoso.

«Non era tirchio, era malato» racconta un suo ex sodale: «”Offrì qualche caffè ogni tanto, risparmierai col cardiologo” gli dicevamo sempre». Più avanti, nel 1980, la concessionaria Fiat Piave di Genova gli regalò una Fiat: lui si lamentò perché non aveva l’autoradio. Altra leggenda vuole che nella sua villa di Sant’Ilario abbia frutti e ortaggi di plastica, e la citata biografia di Crecchi e Rinaldi conferma tutto: «Era guardato con diffidenza dai contadini perché rifiutava ostinatamente di coltivare le sue fasce di terra, ma un giorno ha avuto un’intuizione delle sue sistemanfo ortaggi di plastica turgidi e coloratissimi tra gli ulivi e i pitosfori».
Andrea detto Andreino, il fratello minore, ha raccontato alla Stampa d’avergli prestato un completo di gabardine nero salvo riaverlo completamente liso.
«Mi deve ancora restituire una giacca a soffietto che gli prestai negli anni 70» racconta invece Portento, «e mi deve ancora pagare una camicietta da donna che regalò a un’amica», dice l’ex amico che ai tempi aveva un negozio di abbigliamento.
Antonio Ricci ha raccontato che «Io sparecchiavo, e se buttavo via delle briciole Beppe le recuperava dalla spazzatura e il giorno dopo ci impanava la milanese».
E’ stata invece la seconda moglie di Gillo, Parvin Tadjk, intervistata a Crozza Italia su La7, a parlare degli snervanti controlli del marito sugli scontrini della spesa.
Dopo la balzana ipotesi che Beppe Grillo si sia fatto crescere la barba per risparmiare sulla lamette, altro ritornello genovese, la carriera di Grillo entra nel vivo.

1/ continua

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 Dai link di Materiali Resistenti la scelta è stata improba ed alla fine mi sono deciso per Carmilla: letteratura, immaginario e cultura d’opposizione. Non sono sicuro si tratti di un blog strictu-sensu ma poco importa essendo i contenuti molto interessanti. Vediamo i pochi e selezionatissimi link:

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