Marlene

Mi fermo, dietro segnalazione, per guardare il panorama de La Stanza di Marlene.

Marlene ha una barra laterale molto singolare, eccone un assaggio:

shopping 2008

* maggio: jeans (€ 44.50), maglia (€ 12,50) e camicia (€ 17,50) Phard, borsa estiva Coccinelle (€ 40) gonna Desigual (€ 31,85) scarpe Bata (€ 19,90) pantalone nero (€ 30) camicetta glicine (€ 10) coprispalle (€ 34)
* aprile: non ho comprato niente
* marzo: ancora niente acquisti
* febbraio: niente acquisti
* gennaio: al via i saldi invernali e la prima cosa che compro è un bel pigiama con gatto alla benetton. in outlet pantaloni e abitino di lana di cui stavolta non dico lo stilista. altro pomeriggio di spese: stavolta torno a casa con camicetta benetton e completino intimo. ancora completino intimo. ultimi acquisti: gonna + maglioncino

Per fortuna è lei stessa che ci spiega il perché di tale stranezza:

Come tutti gli esseri umani di sesso femminile lo shopping è parte integrante della mia vita.
Per questo nella barra laterale del mio blog mantengo traccia dei miei acquisti.
Ma se guardate attentamente noterete che negli ultimi tre mesi non ho comprato nulla. Niente che non potesse essere riconsiderato nella categoria di “genere di prima necessità”.
Un po’ scommessa, un po’ esperimento, la mancanza di shopping ha causato anche vere e proprie crisi di astinenza. Ci sono stati dei giorni in cui per calmarmi sono andata almeno alla COOP a compare bagnoschiuma e crema per il corpo assolutamente superflue.
Ma niente vestiti, scarpe, borse, cinture.
Il primo effetto benefico lo ha ricevuto il mio conto corrente, che ancora non è in attivo ma ci sta andando molto vicino.
E poi mi ha lasciato riflettere sulla sconsideratezza di alcuni miei acquisti. Quante volte avete comprato una gonna solo perché vi piaceva e poi non avendo più trovato niente da metterci sopra l’avete abbandonata, se non addirittura buttata nei cassonetti delle elemosine. A me è capitato spesso. E con le cose più svariate.
La scommessa l’ho vinta. L’esperimento ha funzionato.
Il mio lavoro è stato pagato, e in più ho vinto ben 100 euro da spendere come mi pare.
Finalmente domani shopping. E non in un post qualsiasi. Domani si va al Fidenza Village.

Scrive, fin dall’inizio del 2007, molto di lei, dei suoi sentimenti, della sua vita e riesce a coinvolgerti nella lettura. Come in questo caso:

Ho 19 anni, mi sono appena diplomata e so esattamente cosa voglio fare.

Sono 7 anni che mi preparo a questo momento e ora è arrivato.

E’ stato un attimo, un colpo di fulmine e davanti a me si è spalancata una strada dritta e senza ostacoli facile da percorrere.

Certo, se i miei genitori non avessero deciso di trasferire famiglia e vita qui non sarebbe successo, ma lo hanno fatto succedere, ed io non posso che ubbidire al richiamo del mio destino.

Avevo solo 12 anni, e alla notizia del nostro imminente trasferimento non avevo replicato niente. Non avevo realizzato cosa in realtà significasse. Non avevo preso in considerazione il cambio radicale di abitudini che mi avrebbe atteso a quasi 1000 km da dove ero nata e cresciuta fino al quel momento, e che davo ormai per scontato.

Mai credere che qualcosa è per sempre. Bisognerebbe vivere con la consapevolezza che tutto cambia, che nulla può rimanere immutabile e immutato, e farsene una ragione il più velocemente possibile. E invece io giovane e inesperta mi ero trasformata. Non avevo amici e ho creduto alla mia incapacità di farmene di nuovi. Mi sentivo diversa, mi sentivo osservata e derisa e ho creduto che quella situazione non sarebbe mai potuta cambiare. Ero sola e questo era un dato di fatto che avevo accettato.

L’unico che mi aveva accolto facendomi sentire a casa era stato il paese con le sue stradine piene di storia e la sua aria vecchia ma non stropicciata. Era scoccato il colpo di fulmine. Ma lui la sapeva lunga, di anni ne aveva già più di duemila, aveva visto nascere l’uomo, accamparsi nelle sue grotte in riva al fiume. Lo aveva visto evolversi fino ad arrivare a me, bambina sperduta.

Mi accoglieva nei suoi vicoli ancora lastricati dal selciato romano inondate dal profumo di pane cotto a legna appena sfornato oppure impestato dall’odore di candeggina di un secchio appena svuotato lì, sulle sue vecchie pietre. E quanti pomeriggi sulle gradinate dell’anfiteatro romano a leggere facendo finta di studiare e intanto immaginare il divertimento di chi quelle gradinate le aveva calpestate prima di me. Un giorno mi ha anche regalato una vera moneta antica, facendomi finalmente sorridere. Ma soprattutto quanti abbracci sospesa fra terra e cielo quando mi andavo nascondere nella torre del castello normanno. Nascosta alla vista di tutti dominavo tutta la vallata e li non esisteva solitudine, c’eravamo solo io e lui. Io che ascoltavo mentre lui mi raccontava una favola, una favola vera fatta di cavalieri e dame, gendarmi e guerre, potenti e re.

Così è nata la mia passione per l’arte, la storia e Indiana Jones. Come lui anche io un giorno avrei scoperto dei tesori nascosti e avrei vissuto avventure spettacolari. E lui, quello che era diventato il mio paese, mi diceva che sarebbe stato possibile, perché attraverso di lui avevo conosciuto molto della storia e dell’arte, e le prime scoperte avremmo potuto farle insieme. Lui mi incoraggiava ad inseguire il mio sogno ed eccomi, a 19 anni con in tasca un diploma, eccomi pronta ad intraprendere la seconda parte della mia avventura.

Ma mai credere che qualcosa è per sempre, che nulla cambia. I miei genitori, proprio quelli che hanno fatto si che questa affinità nascesse, hanno deciso di non assecondare più i miei sogni. Io da grande non sarò come Indiana Jones, non sarò archeologa, ma sarò un avvocato.

Ha risposto anche ad alcune domande:

Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?
Fondamentalmente è stato il mio ego. Lui vive di vita propria, si è ricavato un monolocale insonorizzato all’interno del mio io e vi alberga alla faccia nostra (mia e del mio io). La motivazione riguarda il fatto che il mio io da un po’ di tempo a questa parte si è evoluto in una persona adulta, seria, lavoratrice e tranquilla. Il mio ego ha bisogno di esprimersi e visto che l’io lo lega e lo imbavaglia quando vivono di vita sociale, si è creato un alter-ego (marlene) che si esprime in libertà, senza limiti (o quasi).

Il tuo primo post?
Non lo leggerete mai. Il primo blog era nato da una idea di un mio carissimo amico, che mi esortò ormai più di tre anni fa a scrivere del mio lavoro. Facevo la selezionatrice in una agenzia di lavoro temporaneo (quando erano ancora agenzie interinali) e di cose da raccontare dal punto di vista del dietro scrivania erano veramente tante. Oltre ad essere diventato per me meglio del lettino dello psico-terapeuta. Poi alla prime due severe critiche nei miei confronti (ovvero due commenti dei soliti spaccama.oni) ho cancellato tutto. Con sommo dispiacere del mio amico che già stava investendo i soldi a palate che avremmo ricavato dalla pubblicazione del mio primo libro, considerato che ancora oggi si parla poco di quelle agenzie lì. Poi ne avevo aperto un altro, e poi eccomi qui. Il mio primo post in questo terzo blog

Il post di cui ti vergogni di più?
di solito non mi vergogno di quello che scrivo, perché scrivo quello che penso. ma se proprio non si può leggere rimane nelle bozze

Il post di cui sei più fiero?
Sicuramente quello che mi ha fatto vincere l’i-pod e poi questo, o anche questo, e infine uno dei miei primi post (anche se il mio ego mi suggerisce che sono tutti belli)

E tu? come sei diventato blogger?
A questo punto dovrei nominare qualcun’altro per continuare la catena…avendo pochi amichetti nominerei i miei commentatori preferiti: Simo , su610 (che non lo farà mai), e poi Apple, e Lalla

I suoi link:

cose che trovo il tempo di leggere…

Marlene scrive anche qui.

Bene, questa sosta è stata proprio ristoratrice, un saluto a Marlene! (Chissà se ci siamo incontrati qualche volta visto che abitiamo entrambi a Modena…)

 
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One Response to “Piazzola di Sosta - La stanza di Marlene”

  1. chissà! forse è capitato di incrociare le nostre esistenze. Modena in fondo è piccola.

    Maggio 15th, 2008 | 23:11

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