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Proseguendo il viaggio abbiamo raggiunto Ghirigori Baumann: Quotidianità (almeno) triglottiche tra Kafka ed Escher. L’autore anonimo ha aperto il suo blog nel Settembre 2007 e di mestiere fa il ricercatore. Dal profilo si ricava che vivrebbe in Barcelona : Afghanistan (non so cosa voglia esattamente dire).
Racconta della Catalogna:
amanida variada (insalata mista)
a) l’impressionante sforzo della regione catalogna di fornire corsi di ogni livello in lingua catalana, di cui i primi tre gratuiti, vengono completamente vanificati dalla società catalana stessa. Nonostante abbia fatto di tutto per non credere al luogo comune della chiusura del catalano medio, in effetti la struttura stessa della società catalana - che nel secondo punto chiarirò - la rende generalmente impermeabile ad una commistione con tutto ciò che catalano non è: sì, insomma, la rende tendente al micronazionalismo. inoltre, l’io catalano si concretizza in un’educazione apparente che si rivela di fatto una tendenza all’esclusione del diverso. esempio concreto: tu mi dici qualcosa in catalano, io non sento bene per un motivo qualunque, e ti chiedo di ripetere, e tu non ripeti ma traduci in castigliano.
questo avviene nella migliore delle ipotesi. nella peggiore, e posso garantirvelo io che lavoro in un istituto in cui la quasi totalità dei dipendenti è catalana, non c’è proprio alcun dialogo; in refettorio (non è una mensa, perchè si consuma solo, ma non si compra nulla), i catalanofoni fanno spesso gruppo a sé, magari perchè si conoscono da una vita, magari però anche no. supponevo che la mia situazione di disagio fosse dovuta a me, e non all’ambiente di lavoro, ma in realtà la stessa situazione la vive una mia conoscente messicana, lorena, alla quale dopo otto mesi di lavoro in uno studio di architettura hanno chiesto come si chiamasse.
sia io che lorena abbiamo un livello di catalano sufficiente a permetterci la comunicazione con gli autoctoni, ma siamo arrivati ad un punto di disillusione tale che, vista l’accoglienza che ci viene riservata, abbiamo deciso o di non parlarlo più, perché non ne vale la pena, o di limitarlo al minimo indispensabile. io ho iniziato parlando in catalano coi miei colleghi, e ora parlo quasi sempre in castigliano. per reazione.
riassumendo: è inutile insegnare il catalano, se il mondo catalanofono ti esclude (o ignorandoti, o parlandoti in castigliano)b) la struttura della società catalana vede i catalani occupare i posti-chiave nella cultura, nella finanza e nell’amministrazione. ma non c’è molto da stupirsi: sostanzialmente, si può dire che la varietà catalana sia stata mantenuta durante il franchismo dalla borghesia urbana, e non certo dal popolo minuto. questa è un’importante differenza, per esempio, coi dialetti dello stato italiano. la lingua catalana viene quindi spesso identificata con la struttura al potere, cosa che non può che ingenerare un certo fastidio nella fascia monolingue castiglianofona, che occupa spesso gli strati sociali inferiori.
c) un ottimo metodo per distruggere un rapporto, di coppia o di amicizia, è affidarsi alla microsoft. o andare in erasmus in francia. o entrambe le cose.
d) si può suonare un basso anche con un braccio ingessato, ma fa discretamente male.
e) andare d’estate al parc de la ciutadella a leggere è un’impresa titanica. e non per i bonghi, né per il birimbao, che comunque spaccherei entrambi. è come essere adolescenti e cercare di studiare matematica mentre in televisione danno un video di playboy.
Ecco cosa pensa dei suoi connazionali:
Gli unici italiani orgogliosi di esserlo sono sudamericani.
E sulla religione:
aforisma #4
Il delirio di una persona si chiama follia; il delirio di una moltitudine si chiama religione.
I link o come li chiama lui…
vincles
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