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Cerca una maglia rotta nella rete: “Cerca una maglia rotta nella rete che ci stringe, tu balza fuori, fuggi! Va, per te l’ho pregato, ora la sete mi sarà lieve, meno acre la ruggine…” Eugenio Montale, In Limine.
Il blog è di Barbara, un’insegnante precaria di filosofia e storia, che così si descrive:
Ho trentadue anni e sono nata in Toscana, cresciuta a bagni di sole e a pane vino e zucchero. Adesso che ho deciso di lasciare l’Università dopo un dottorato di ricerca e un contratto temporaneo, nonchè di lasciarmi alle spalle un periodo difficile, sono di nuovo la persona allegra che ero un tempo. Insegno filosofia e storia in un liceo classico (almeno per quest’anno, come ogni precario)ed amo da impazzire il mio lavoro. Mi piace condividere con gli altri il mio pezzo di strada. Mi piace tutto ciò che mi fa sentire “sveglia” e non “dormiente” e, come il mio babbo, adoro correre, quando le mie doloranti ginocchia me lo permettono. Devo ancora tagliare il cordone ombelicale…
Il suo blog traspira umanità vera e voglia di comunicare. A proposito della sua emicrania (di cui soffro anch’io) scrive:
Sono giorni che cerco lo spazio mentale per aggiornare queste pagine virtuali, ma non sono riuscita a racimolare neppure qualche minuto di tregua da questa terribile emicrania che mi affligge da più di una settimana. Sono di nuovo a terra, imbottita di farmaci, capace solo di trascinarmi a scuola la mattina, per poi sprofondare sotto le coperte e restare in letargo fino alla mattina dopo. L’idea migliore sarebbe stata chiamare il medico e concedermi qualche giorno di riposo a casa, evitando anche quelle poche ore mattutine di lavoro. Inutile dire che non riesco a studiare, a leggere, tanto meno a scrivere, inutile dire che, perfezionista come sono per natura, in questi ultimi giorni non sono affatto soddisfatta del mio modo di insegnare, costretta ad improvvisare sui classici canovacci delle mie conoscenze.
Peccato che non sia riuscita a scrivere, sarebbero state tante le cose su cui soffermare le mie riflessioni. Le mie incertezze e i miei entusiasmi a scuola, le novità di questa campagna elettorale, la paura, tutta femminile, di affrontare questa nuova crociata contro la 194. Spero di ritrovare presto il filo di Arianna per uscire da questo labirinto e riprendere presto la trama delle mie riflessioni e dei miei racconti. A volte penso a quanti siano gli anni di convivenza con questa “malattia”, penso ai controlli, ai medici, alle terapie mai efficaci. Adesso è il tempo del Laroxil, cinque gocce prima di dormire, ma non serve a placare la sua arroganza, serve solo a darmi un senso di spossatezza che mi fa sentire fiacca per tutto il giorno seguente. Così aspetto che la dieta di nuovo appena iniziata mi regali un po’ di calma e nell’attesa corro a Roma da Alida nel tentativo di non pensarci per un po’, di svagarmi da questa amarezza. E sono felice che sia Alida a regalarmi un po’ di tregua, sono felice di non averla perduta nel corso degli anni, nei nostri giri tortuosi alla ricerca di noi, in mezzo a tutte quelle città che abbiamo abitato. E sono stupita di come riesca a colorare di sè ogni spazio che abita, anche il più concentrato, come questa scrivania nell’ufficio della casa editrice dove lavora, che mi sta ospitando per qualche minuto appena arrivata nella capitale. Stasera andiamo a teatro e poi a ballare…speriamo ‘m bene, si dice in Toscana.
Purtroppo il blog non ha link. Di conseguenza il quinto viaggio termina qui.
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