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Con questa tappa concludo il quarto viaggio che tante soddisfazioni mi ha dato e si chiude in bellezza con la Ecomamma.
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Qui la nostra amica ecologica parla di se e delle ecomamme:
Ecomamme, ma chi sono veramente?
Il primo ad accorgersene è stato, ovviamente, il New York Times.
Poi sono arrivati anche i nostri giornalisti.
Si parla di Ecomamme e, come dire, mi sento un po’ chiamata in causa, anche perché sembra che si sia aperta una sorta di “caccia” alla super-ecomamma, quella da portare in giro in televisione, da intervistare sui giornali, da mostrare a tutti.
Che l’ecologia sia anche una moda è un fatto assodato. Non conosco un solo “movimento” o, meglio, scuola di pensiero che non diventi in qualche modo una moda, un fenomeno. Non che la cosa mi piaccia particolarmente, ma è così che funziona la nostra società e, se essere di moda porta un numero maggiore di persone a riflettere sulle piccole azioni quotidiane che possono rendere questo mondo un posto più pulito e vivibile, ben venga anche la moda. New York, capitale del cool, ha fatto delle EcoMoms un fenomeno mica da poco, con il suo annesso e connesso giro di affari, ovviamente.
In Italia, quando si parla di Ecomamme ancora non si è ben capito che cosa si sta dicendo.
Credo che sia doveroso fare qualche puntualizzazione.
A parte il nomignolo, che può essere anche carino e accattivante, una non è che una mattina si sveglia e diventa ecomamma! Semplicemente diventa mamma (e spesso accanto ha anche un papà) e applica le idee che fino a quel momento aveva considerato importanti anche al fatto di essere diventati genitori. Che significa?
Secondo l’idea comune, significa essere un po’ folli, un po’ estremisti, nella migliore delle ipotesi, un po’ idioti, terribilmente arretrati e parecchio emarginati nelle peggiori opinioni.
Quando iniziavo a parlare di queste idee circa quattro anni fa (maronna santa!), le persone che mi circondavano mi guardavano in modo strano. Pannolini lavabili? Ma perché lavorare il doppio quando si possono usare e buttare! Un lungo pezzo di stoffa dal costo di 20 euro al posto di un costosissimo passeggino? Ma perché stare scomodi e spezzarsi la schiena, mamma e bambino! Niente omogeneizzati e liofilizzati? Sono tanto comodi e buoni… e via di questo passo.
Secondo chi mi circondava, se avessi applicato alla lettera le mie insane idee riguardo alla possibilità di conciliare una visione un po’ ambientalista (non molto, credetemi, si potrebbe fare ben di più) e la voglia di allevare la mia bambina in modo più istintivo e naturale possibile, mi sarei condannata ad una vita assolutamente allucinante, reclusa, tra lavatrici di pannolini e pappette fatte in casa. Addio a una vita sociale, impossibile pensare a un’attività fuori casa. Insomma, prospettive catastrofiche.
Non che non fossi un po’ preoccupata anch’io. Invece…
La lavatrice è una grande trovata della tecnologia moderna, e una volta che l’hai riempita di pannolini lavabili fa tutto da sola e puoi tranquillamente andare a passeggio. Idem, per i frullatori che, le cose che cucini per gli adulti, fatte leggerine e senza tanti condimenti, te le riduce in pappette che vanno benissimo per bambini svezzati al momento opportuno e non a tre mesi e mezzo e che puoi sbattere in barattolini e portarti in giro senza problemi. Se poi allatti ancora per un bel po’, hai risolto buona parte dei problemi. Portarsi un bambino addosso, ti permette di salire su un autobus senza dover mobilitare la forza pubblica, di portare le buste della spesa, di avere le mani libere, di sentire se il pupo ha caldo o freddo, di salvaguardare la tua spina dorsale perché la postura è molto più corretta che portare semplicemente il pupo in braccio e mettere le buste della spesa nel passeggino come fanno tutti. Un po’ alla volta i commenti intorno a me sono cambiati. Anche gli sguardi delle persone che mi vedevano in giro con la bambina fasciata addosso dentro stoffe multicolori, magari abbinate ai miei vestiti, sono diventati da scettici a interessati e addirittura si è cominciata a vedere qualche altra neomamma con amachine e portabebé di vari tipi.
Mi sono iscritta a medicina. Frequento l’università, studio, faccio esami. E’ vero, non ho il televisore, lo detesto e mi infastidisce quando lo trovo acceso in un’altra casa. Ma questo non mi impedisce di vedere tutto quello che mi interessa quando mi interessa (e senza pubblicità), e lo stesso vale per mia figlia che, a tre anni, va all’asilo e condivide con gli altri bambini cartoni animati e canzoni, ma che non si impunta in mezzo alla strada per farsi comprare l’ultimo winx-prodotto con cui vengono infarciti i programmi per bambini in tv.
Uso il computer, il cellulare (con moderazione e mai all’orecchio di mia figlia), il telefono skype, l’adsl, la lavatrice… insomma sono una donna “moderna”, non una specie di quaqquera che rifiuta di mettere i bottoni sui vestiti perché “tecnologia diabolica”. E ho conosciuto tante altre ecomamme, alcune moooolto più “eco” di me. Tutte donne che lavorano, che vivono nel loro tempo, che non sono votate al sacrificio, che vivono la loro maternità con una certa serenità e allegria, che fanno scelte a volte anticonformiste ma senza estremismi, senza voler imporre niente a nessuno se non la loro semplice esistenza, il fatto che si può fare e che è meno difficile di quello che sembra.
Forse non sono Ecomamme buone da Costanzo show o da Invasioni Barbariche o da D di Repubblica, non lo so. Ma queste siamo… e sono contenta che siamo tante.
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